Quando si tratta di ecoballe pensa a Leonia: la città del pattume, dell’usa e getta, dello spreco quotidiano. «Nelle scuole mi piace citare Italo Calvino che ne Le Città Invisibili era come se stesse descrivendo queste ecoballe che avanzano e che invadono i nostri spazi», dice l’architetto Antonino Di Palma, direttore tecnico di Terra delle Sirene s.p.a. Servizi Ecoambientali e del Territorio (“società per azioni pubblica di proprietà dei comuni di Massa Lubrense e Vico Equense”), già consulente di piani di raccolta per diversi comuni nel napoletano. «È un problema da affrontare una volta per tutte – continua – è impensabile continuare ad avere territori pieni di questi involucri. Il processo va avviato». Il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha annunciato l’impanto di Caivano per trasformare 4 milioni e mezzo di ecoballe. «Nel giro di due o tre anni avremo risolto un problema che è stato unico in Europa», ha promesso De Luca. «I tempi, con dati numerici alla mano, si possono stimare. Però è necessario che per smaltire le ecoballe non si mandi in crisi tutto il resto», puntualizza Di Palma.

A che tipo di criticità si riferisce?
«Quello che ho notato, quando già si è avviato questo processo di rimozione, è che fondamentalmente tutta una serie di disservizi si sono ribaltati. Nonostante i proclami – secondo i quali non si sarebbe intaccato il conferimento ordinario – è successo che i disservizi si sono riversati sui comuni. Ovvero: lunghe attese agli Stir (Stabilimento di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiuti, ndr). Gli automezzi in file interminabili non rientravano in cantiere per le raccolte successive, personale in orario straordinario».

Perché accadeva?
«Si sovrapponevano due correnti: il flusso ordinario dei rifiuti urbani e quello delle ecoballe rendevano lunghissime le attese agli impianti per i comuni. Un anno e mezzo fa abbiamo vissuto praticamente una nuova emergenza per questo motivo. Gli impianti andavano in sofferenza visto il quantitativo aggiuntivo che arrivava sotto forma di ecoballe da trattare».

Come scongiurare questa eventualità?
«Il piano potrebbe prevedere dei flussi specifici in determinati orari, in maniera tale da non mandare in crisi il sistema ordinario. Anche perché questi aspetti inevitabilmente si trasformano in costi aggiuntivi per le aziende e per i cittadini».

Quale la criticità maggiore nel caso ecoballe?
«All’inizio fu il deficit impiantistico: le discariche erano sature e la modalità di conferimento in discarica era stata messa pressappoco fuorilegge dall’Europa. Altre regioni si erano anticipate riducendo al minimo la percentuale di indifferenziato da mandare in discarica. La Campania era indietro: chiusi i cancelli delle discariche e ancora non aperte le porte degli impianti. La differenziata, su questo punto, ha segnato un cambio di passo. Gli impianti stanno ricevendo sempre meno indifferenziata; gli Stir in Campania sono a regime. Il gap impiantistico resta invece per ciò che riguarda il trattamento dell’organico. I pochi impianti non la rendono autosufficiente. Tanto è vero che paghiamo lo smaltimento in una forbice tra 200 e 240 euro. In altre regioni intorno a 80 o 100 euro a tonnellata. Un peso che grava sui comuni e sui contribuenti».

Come si dovrebbe intervenire?
«Gli impianti dediti alla selezione sono a regime. Bisogna valutare i flussi, riequilibrarli, calibrarli e incanalarli. Intervenire dunque con una gestione più integrata, capendo i flussi e quali impianti possono sostenere determinati arrivi di materiale e quindi scongiurare le sovrapposizioni».