«I “comuni Tarip” sono quelli che applicano tariffe commisurate alla quantità di rifiuti prodotti. In Campania non ci risultano comuni con questa tariffazione eppure apporterebbe molti vantaggi», spiega Daniela Mele, economista senior della divisione analisi e ricerca economica territoriale della Banca d’Italia.

Dottoressa, cosa si intende per Tarip?
«La legge italiana stabilisce che i costi di esercizio e d’investimento dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti urbani siano integralmente coperti da ciascun Comune il quale lo finanzia con un prelievo sull’utenza. Per la determinazione di questo prelievo il Comune può scegliere di adottare una tariffa calcolata sulla base delle quantità di rifiuti conferiti (tariffa puntuale, Tarip). L’applicazione della Tarip presuppone l’utilizzo di sistemi di misurazione dei rifiuti tramite specifici dispositivi che consentono di identificare l’utente e di misurare la quantità nonché la tipologia dei rifiuti effettivamente conferiti. La Tarip rispetta il principio europeo “paga per quel che butti”».

Com’è articolata?
«I comuni che hanno già attivato la Tarip hanno definito metodi di calcolo e di rilevazione differenti. Particolarmente diffuso è commisurare la Tarip alla quantità di rifiuti indifferenziati, misurati in litri o kg».

Quali sono le differenze con la Tari?
«La tassa sui rifiuti (Tari) considera indicatori presuntivi della produzione di rifiuti; è articolata in una componente fissa ed una variabile le quali, nella maggioranza dei comuni italiani, sono calcolate con riferimento a metri quadri dell’abitazione e numero di persone che vi abitano».

In Campania ci sono comuni che hanno adottato questa tipologia di tassa?
«Non ne conosco. Ciò non significa che ad oggi non esistano. Non esiste un elenco ufficiale dei comuni italiani che applicano all’utenza una tariffa riferita al servizio effettivamente prestato. Abbiamo fatto una ricognizione delle delibere 2018 dei comuni e abbiamo individuato 780 i comuni che applicano tariffe commisurate alla quantità di rifiuti prodotti».

La tariffazione puntuale è risultata una strategia vincente, perchè non è utilizzata spesso?
«Il passaggio alla Tarip richiede una riorganizzazione del servizio (modalità di raccolta e misurazione) e un costo di investimento iniziale in sistemi di identificazione dell’utenza, definizione del metodo, misurazione dei conferimenti, sistemi di controllo».

Che vantaggi apporterebbe alla Campania?
«Sicuramente l’adozione della Tarip porterebbe un miglioramento della qualità dei rifiuti, aumentando la quantità di quelli differenziati e i costi di gestione dei rifiuti diminuirebbero. Ma per poterlo fare serve innanzitutto un investimento nel comparto degli impianti dedicati allo smaltimento dei rifiuti».

Sarebbe più facile attuarla nei piccoli o nei grandi comuni?
«Per i grandi comuni l’organizzazione richiesta dalla Tarip potrebbe essere molto onerosa, tuttavia ci sono comuni con oltre 60.000 abitanti, localizzati soprattutto nel Nord Est, che l’hanno adottata».