Riparte il cinema. E si torna a girare, non soltanto in sala. Anche a Napoli, dove stamattina, nel centro storico, una piccola troupe si aggirava nei pressi di Castel Capuano. Solo un sopralluogo. A girare si ricomincerà a luglio. Il film è Qui rido io dedicato alla vita dell’attore e commediografo napoletano Edoardo Scarpetta.”Siamo davanti al vecchio Tribunale. Questo dovrebbe dare un’idea”, dice Mario Martone, il regista. Il suo ultimo film è del 2019, Il sindaco del Rione Sanità, adattamento cinematografico dell’omonima opera teatrale di Eduardo de Filippo.

Nessun commento, soltanto a una battuta. La troupe prende le misure e discute sul set. Si lavora al processo che Gabriele D’annunzio mosse verso Scarpetta per la parodia di La figlia di Iorio. Un contenzioso che durò dal 1906 al 1908 e che vide uscire vincitore proprio il commediografo napoletano. Un caso che avrà particolare spazio nel film. Scarpetta sarà interpretato da Toni Servillo. Ancora sconosciuta la data di uscita. “Dipende tutto dal covid”, commenta il regista. Le riprese erano cominciate all’inizio dell’anno al Teatro Valle a Roma, poi interrotte proprio a causa dell’emergenza virus. La pellicola è stata scritta da Mario Martone e Ippolita di Majo, una coproduzione italo-spagnola Indigo Film con Rai Cinema per l’Italia e Tornasol per la Spagna. Interpreti del film, insieme con Toni Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell’Anna, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta, Paolo Pierobon, Lino Musella, Roberto De Francesco, Gianfelice Imparato e Iaia Forte. Il titolo è stato tratto dalla targa esposta sulla villa dell’artista napoletano al Vomero.

Edoardo Scarpetta dedicò tutta la sua vita al teatro. Tra le sue opere più celebri Misera e Nobiltà, Un turco napoletano, “Il medico dei pazzi Sette ore di guai”. Fu padre naturale di Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, nati da una relazione con Luisa De Filippo, nipote di sua moglie Rosa. Morì nel 1925. I funerali furono un evento memorabile, partecipò tutta Napoli e il corpo venne imbalsamato e deposto in una bara di cristallo.

“Sulla prima pagina della sceneggiatura – ha raccontato Martone a L’Espresso – figura un brano di un’intervista di Luigi Compagnone a Eduardo per i suoi ottant’anni. ‘Il tuo – chiede Compagnone – era un padre severo o un padre cattivo?’. E Eduardo: ‘Era un grande attore’. In questo riserbo, in questa reticenza, sta tutto il film. Ma per capire quanto la questione della paternità non riconosciuta sia capitale in Eduardo, basta leggerlo con attenzione. Me ne sono accorto mettendo in scena Il Sindaco del Rione Sanità a teatro e poi al cinema, una delle sue due opere, con Filumena Marturano, in cui il protagonista non è piccolo borghese ma viene dalla strada. Cosa accomuna questi due grandi protagonisti, il camorrista Barracano e la prostituta Filumena? La paternità. È questo che crea una tensione e una potenza pazzesca”.