La scuola riapre il 14 settembre, ora è ufficiale. Con l’approvazione da parte di Regioni ed enti locali delle linee guida studiate dal governo, anche per gli studenti italiani potrà finalmente partire la fase 3, dopo l’emergenza coronavirus. Al rientro tra i banchi, però, ci saranno delle novità: innanzitutto il distanziamento sociale di un metro, come prescritto dal Comitato tecnico-scientifico, ma anche la possibilità di fare lezione nei cinema, nei teatri, nei musei o anche nei parchi pubblici. Lo ha annunciato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, spiegando che in base al calcolo degli spazi delle varie strutture presenti sul territorio italiano, ottenuto grazie al software elaborato al Miur, “il 15% degli studenti dovrà essere portato fuori dagli istituti“. Anche perché “nessuno ha mai parlato di doppi turni o di sdoppiare le classi“, dunque la soluzione è quella di oltrepassare i cancelli.

Per la nuova scuola dell’era Covid, il governo ha messo a disposizione ancora un miliardo di risorse aggiuntive, che servirà per l’igienizzazione, il rafforzamento della pianta organica e la formazione dei docenti. Punto su cui Azzolina specifica che potranno esserci “50mila assunzioni a tempo determinato”, mentre già dal 1 luglio gli insegnanti riceveranno un aumento in busta paga che va dagli 80 ai 100 euro, grazie al taglio del cuneo fiscale. Ma non finisce qui, perché il premier, Giuseppe Conte, garantisce che il tema è al centro dei pensieri e delle politiche del governo, al punto da prevedere un “capitolo importante” del piano di spesa per l’accesso al recovery fund, una volta che l’Europa avrà definito cifre e tempi delle erogazioni agli Stati membri. Nel frattempo l’Italia vuole portarsi avanti col lavoro e nella visione della ministra pentastellata ci sono classi con meno ragazzi, “in modo che ogni docente possa seguire ogni singolo alunno”, e soprattutto “più colorate, nel senso che uno studente deve essere felice quando entra e triste quando va via”. Il tema delle classi pollaio è un cruccio condiviso dal presidente del Consiglio, che annuncia anche un miglioramento dei percorsi professionalizzanti, sottolineando che il suo esecutivo è “molto ambizioso”.

A questo risultato ha contribuito il lavoro di raccordo svolto dal ministro Francesco Boccia, che infatti esprime “grande soddisfazione” per l’intesa raggiunta in Conferenza Unificata: “Anche in questa occasione la leale e forte collaborazione fra governo, Regioni ed enti locali ha dato un risultato positivo“. Esultano anche la vice ministra dell’Istruzione, Anna Ascani, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, e le forze di maggioranza, M5S in testa con il capo politico, Vito Crimi. Ma soprattutto gli amministratori locali. “Per riaprire le scuole servono risorse” per la messa in sicurezza degli istituti e l’incremento del personale, “avevamo sollecitato interventi celeri e abbiamo ottenuto l’impegno del governo”, festeggia il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Non tutti, però, salutano l’accordo con favore, tanto che restano le distanze con il governatore della Campania Vincenzo De Luca, anche se Azzolina si dice sicura che “si arriverà a una soluzione anche con il presidente De Luca”. Dal centrodestra è invece Matteo Salvini a esprimere le sue forti perplessità: “Il governo aveva promesso il taglio delle tasse, invece taglia gli studenti“. Il leader della Lega chiede al ministro dell’Istruzione “su quali basi verranno scelti gli ‘espulsi’, visto che i ragazzi dovranno essere il 15% in meno all’interno degli istituti?”. Risposte che arriveranno a breve, già dal tour di monitoraggio che la ministra M5S inizierà dal 1 luglio negli istituti e tra gli Uffici scolastici regionali. Perché oltre alla teoria, serve anche la pratica.