Abbiamo creato un intergruppo parlamentare sull’Intelligenza Artificiale. Per fare cosa? È come quando fu inventata l’elettricità. Cambiò radicalmente tutto, non solo questa o quella sfera della vita umana. Stessa cosa adesso con l’Intelligenza artificiale. Per questo abbiamo messo insieme parlamentari – di Camera e Senato – di diverse forze politiche e di diverse Commissioni. Anzitutto vogliamo alzare il livello di conoscenza. Non a caso siamo partiti con una giornata di formazione, a porte chiuse, dove non c’erano telecamere e dichiarazioni da fare alla stampa, ma solo sedie e banchetti e dove noi deputati e senatori ci siamo seduti ad ascoltare esperti e a prendere appunti. In una trentina, per 7 ore di seguito. Non è decisamente una materia facile: non lo dico da un punto di vista tecnologico. Noi parlamentari non dobbiamo mica diventare esperti e sostituirci ad ingegneri, informatici o altri. Dobbiamo però capire bene quali siano le sfide che uno sviluppo tecnologico così accelerato e l’intelligenza artificiale pongono alla società.

Siamo di fronte ad una grande minaccia? Non esistono minacce oggettive. Esistono solo fenomeni che vengono governati o meno. Sono convinto che automazione, robotizzazione e macchine intelligenti potranno essere di enorme aiuto per affrontare le sfide dei prossimi anni: ma dobbiamo farne strumento di sviluppo sostenibile, di creazione di nuovi lavori, di contrasto alle disuguaglianze. Dipende da noi umani, non dalle macchine. Qual è la questione più delicata? I dati. Perché gli algoritmi girano sulla base dei dati e qui si apre il tema enorme legato alla loro raccolta, conservazione e uso. Alla proprietà di questi dati, e alla capacità degli algoritmi di processare una mole di informazioni tale da mettere poi qualsiasi persona nella condizione residuale di schiacciare al massimo un pulsante. Stiamo parlando di cose delicatissime, come il medico che deve prescrivere una cura, o il giudice che deve emettere una sentenza. Affidarsi all’intelligenza artificiale potrebbe presto fare la differenza per salvare una vita umana, o fare una sentenza più “giusta”, ma come ci assicuriamo che la dipendenza dalle macchine non porti ad una situazione in cui il medico o il giudice di turno non fanno altro, di fatto, che ratificare il risultato a cui è arrivato l’algoritmo?

Su due aspetti dobbiamo essere molto vigili. Da un lato chi fa questi algoritmi. Come ci assicuriamo di promuovere diversità e inclusione? Non è che i programmatori possano essere tutti maschi, bianchi, eterosessuali. Altrimenti gli algoritmi riproducono tutti gli stereotipi e i limiti di chi li programma. Poi c’è un problema più generale: dietro un algoritmo potrebbe benissimo esserci… un altro algoritmo, dietro al quale c’è un altro algoritmo ancora, e così via. Noi dobbiamo far sì che il decisore di ultima istanza resti sempre e comunque umano.
Su questo, nel confronto che abbiamo avviato con alcuni esperti è emersa l’ipotesi di intervenire con una riforma della Costituzione per assicurare che la nostra democrazia continui a basarsi sullo stato di diritto. Ma su uno stato di diritto umano.  Da gennaio lavoreremo per aprire su questo un dibattito nel Paese, che interessi le istituzioni e un numero sempre maggiore di cittadini, perché su questioni apparentemente tecniche ci giochiamo la democrazia, le libertà, i diritti fondamentali. Ci sarà quindi una legge sull’IA promossa dall’Intergruppo? Lo vedremo, io sono solo il facilitatore di un gruppo di colleghi e decideremo insieme. Ci tengo che questo gruppo preservi però il buon metodo di lavoro che ci siamo dati. Si approfondiscono le questioni, ci si confronta con le comunità di riferimento, si valuta se e dove può essere utile un intervento normativo. Una decina di giorni fa abbiamo organizzato un confronto sugli investimenti in università e ricerca legati all’intelligenza artificiale. Lo abbiamo fatto con la Commissione europea, che sotto la guida della nuova presidente Ursula Von der Leyen ha già dichiarato di voler mettere l’IA al centro, con il Governo rappresentato dal Ministro Lorenzo Fioramonti e la sottosegretaria alla Cultura Anna Laura Orrico, con i rettori italiani, con il vertice del CNR. Ci siamo fatti domande, abbiamo iniziato a valutare alcuni punti su cui lavorare insieme. Questo metodo proveremo ad applicarlo anche su altri fronti: alla salute e alla medicina di precisione. Inizio anno nuovo faremo il punto e valuteremo se e quali proposte di legge mettere sul tavolo.

Alessandro Fusacchia