Il video che abbiamo deciso di riproporvi, documenta una accesa lite, con tanto di urla e insulti, avvenuta nel gennaio del 2014, nella sala stampa della Camera dei deputati, tra l’allora capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, oggi Ministro della Salute e Alessandro Di Battista, in quel momento deputato per il M5s, oggi senza un preciso ruolo politico, ma sempre molto attivo nel movimento. Il senso dello scontro si racchiude in due posizioni molto precise: Di Battista urla con disprezzo contro Speranza, invitandolo a tagliarsi lo stipendio, mentre lo accusa con il suo partito, di affamare gli italiani, di rubare loro il pane e Speranza al quale veniva impedito di rilasciare un’intervista, rimprovera a Di Battista di essere un fascista, di non rispettare democraticamente la diversità di idee e posizioni. Nel gennaio del 2014 Di Battista e Speranza erano avversari politici, l’uno esponente del Pd, e l’altro di un movimento che accusava il Pd di aver distrutto il paese. Cosa resta oggi di questa storia politica, con Pd e M5s alleati nella stessa maggioranza di Governo? Tutto.

Resta il populismo di misure del tutto inefficaci per affrontare i bisogni reali del paese e resta una propaganda che pone, per esempio in primo piano, come risposta ad ogni crisi economica, la scelta di auto ridursi lo stipendio da parte dei deputati e dei senatori del M5s, naturalmente con le dovute e numerose eccezioni che hanno causato l’espulsione di chi non ha rendicontato e restituito. Resta la tendenza del Movimento ad annunci facili, ma spesso vuoti di contenuto, dalla sconfitta della povertà al decreto liquidità per far fronte all’emergenza covid-19: 400 miliardi di euro che nessun imprenditore ha visto e nessuno vedrà, se non al prezzo di un debito da contrarre mentre non c’è alcuna certezza o stabilità di lavoro e sviluppo. E resta una sinistra che continua a smarrire l’anima e il coraggio di una politica di riforme e di sostegno alle componenti più fragili del paese.

Il video è una visione, una sintesi dell’atteggiamento politico di un Movimento che detestava alla sua nascita la politica, che aspirava al Parlamento al solo scopo di “aprirlo come una scatoletta di tonno”, che malediceva l’Europa e che oggi nella dialettica di Governo, non ha ancora ricomposto molti dei suoi eccessi, senza però averne più il coraggio e che rischia di liquefarsi al prossimo appuntamento elettorale. Ora però mentre PD e M5s, sono insieme al governo, ci piacerebbe non sentir più parlare degli stipendi dei parlamentari, nè delle virtuose riduzioni di un terzo, di un quato o della metà, adottate dai grillini, vorremmo ricominciare a parlare degli stipendi degli italiani. Stipendi che non ci sono. E’ tornata la povertà, ma non ditelo al Movimento!