Venerdì 29 novembre è stato condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio della sua fidanzata. Sabato, Francesco Mazzega, si è tolto la vita impiccandosi nel giardino della sua abitazione a Muzzana del Turgnano, in provincia di Udine.

A lanciare l’allarme, nella tarda serata, sono stati alcuni parenti che hanno sollecitato l’intervento del 118. Il personale medico – così come riporta il Messaggero Veneto – ha tentato di rianimarlo per oltre 30 minuti ma non c’è stato nulla da fare.

La vittima, 38 anni, era agli arresti domiciliari a casa dei genitori con il braccialetto elettronico. Aspettava la sentenza d’Appello dopo che il primo agosto del 2017 aveva ucciso, strangolandola, la sua fidanzata, Nadia Orlando, mentre si trovavano in auto. Lei voleva lasciarlo e lui non riusciva ad accettare la decisione.  Dopo aver ucciso la fidanzata, che aveva 21 anni, vagò tutta la notte con il cadavere in auto prima di costituirsi alla forze dell’ordine.

“Non merito perdono. Ho paura anche a chiederlo, vista la gravità di quanto fatto”. È il senso del concetto espresso da Francesco Mazzega in una dichiarazione spontanea resa prima che la Corte d’Assise d’Appello di Trieste si ritirasse in camera di consiglio per decidere se confermare o riformare la sentenza di condanna pronunciata in primo grado (30 anni di carcere) nei suoi confronti dal Gup del tribunale di Udine.

I giudici hanno accolto anche la richiesta della Procura per un totale di tre anni di libertà vigilata da osservare dopo aver scontato il periodo di detenzione. Nei prossimi giorni si sarebbero dovuti esprimere sull’inasprimento della misura cautelare, che avrebbe potuto riportare in carcere il 38enne deceduto nelle scorse ore.