A 10 anni dal referendum sulla Brexit “un riavvicinamento di Londra a Bruxelles migliorerebbe l’economia, la società e la politica inglese”. È la soluzione del Presidente dell’Istituto Affari Internazionali, Marco Simoni, per superare il disordine politico dimostrato dall’ennesima dimissione di un Primo Ministro e la polarizzazione dell’opinione pubblica del Regno Unito.

Qual è il motivo dietro le dimissioni di Starmer?
«Quando un Primo Ministro fa un passo indietro è perché c’è una crisi gravissima che non è stata risolta o uno scandalo. Invece, nessuno ha ben capito perché Starmer si sia dimesso. La situazione politica nel Regno Unito purtroppo sta peggiorando: i britannici sono in uno stato di grave crisi economica, crisi sociale e con un’opinione pubblica estremamente polarizzata, fenomeni aggravati con l’uscita dall’Unione Europea».

A proposito di uscita dall’Ue. Dalla Brexit in poi, 6 premier in 10 anni: che succede al bipolarismo inglese?
«Viviamo in una società sempre più frammentata. Oltre all’estrema destra di Farage, crescono i Verdi con un leader di estrema sinistra. L’Inghilterra sta subendo gli effetti della Brexit, che l’ha gettata nel caos politico ed economico più totale. Tutto ciò proseguirà finché l’Inghilterra non tornerà nell’orbita Ue. Non credo che ritornerà ad essere uno Stato membro, almeno non nella nostra generazione, ma più come un membro associato».

Ovvero?
«Come la Norvegia, che ha un sistema che gode dei vantaggi del libero scambio, ma non fa parte dell’Ue».

MARCO SIMONI, DIRETTORE IAI

Che cosa comporterebbe un riavvicinamento tra Londra e Bruxelles?
«Tornare nell’orbita Ue non risolverebbe tutti i problemi, ma un riavvicinamento migliorerebbe l’economia, la società e la politica inglese. Nell’Unione Europea si entra in un sistema che può essere imperfetto e che ha tutti i difetti che conosciamo, ma è un sistema che funziona. Abbiamo decine di esempi, come in Ungheria e altri Paesi dell’Europa orientale».

Un esercito comune europeo può essere un altro motivo di riavvicinamento?
«Sì. Il Regno Unito, l’Italia e il Giappone hanno già un accordo per la creazione di un nuovo fighter aereo. Loro, inoltre, sono già al comando operativo della Nato nella parte settentrionale dell’Europa, mentre l’Italia ha il comando operativo della parte meridionale. Qualche mese fa è stato deciso che questi comandi operativi non sarebbero più stati nelle mani degli americani, ma in quelle degli europei. Quindi è chiaro che la collaborazione militare con loro è fondamentale e, in questo caso, non c’è nemmeno bisogno di riavvicinarsi: non si sono mai allontanati da quella posizione, è sempre stata lì. È indipendente dall’Unione Europea, non sono collegate. È chiaro che, se si rafforzasse il riarmo europeo, come sta accadendo con la Nato, anche il legame con il Regno Unito aumenterebbe».

L’invasione in Ucraina di Putin e le continue minacce di Trump hanno risvegliato completamente l’Ue?
«L’Europa procede lentamente, ma quando si muove è forte e determinata. La sua forza non deriva solo dal peso economico dei singoli Paesi, ma anche dalla loro forza culturale. Abbiamo però bisogno di un’Europa che faccia di più: che si impegni maggiormente nella difesa e nell’economia. Questo, però, non dipende da Bruxelles, bensì dai singoli governi. È a Parigi, Berlino, Roma e Madrid che dobbiamo chiedere di imprimere una svolta. Quando si parla della grande Europa, pensiamo a Kohl, Mitterrand, Craxi, Andreotti: uomini che hanno contribuito a realizzare l’idea europea. Erano i capi di Stato dei Paesi europei, non i commissari europei. Spetta dunque a loro trovare il modo di compiere un grande passo avanti che ci permetta di progredire. Mi sembra che qualche progresso ci sia, anche se dovrebbe essere più rapido. Ma questo non è un difetto: è anche un punto di forza, perché ci garantisce stabilità e la capacità di proteggere i nostri cittadini e le nostre democrazie».

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Ruben Caivano, studente al terzo anno del corso di laurea in Scienze Politiche e Studi Europei. Appassionato di attualità, relazioni internazionali e integrazione europea, guardo alla storia del secolo scorso come una chiave di lettura fondamentale per comprendere gli eventi di oggi.