Quello che si terrà nel fine settimana al teatro Carlo Felice di Genova è l’ultimo congresso dell’attuale Associazione nazionale magistrati. Le elezioni per il rinnovo del sindacato unico delle toghe sono già in programma per la prossima primavera. Grande escluso dell’evento, il pm Luca Palamara, fino a qualche mese fa ras indiscusso dei magistrati italiani.Il 34° congresso nazionale cade, infatti, all’indomani dello scandalo sulle nomine che ha travolto il Csm, con le dimissioni di ben cinque consiglieri togati su sedici ed il pensionamento forzato del procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio. Solo l’intervento autorevole del Quirinale, in un drammatico Plenum di giugno, in cui si evocò addirittura il fantasma della P2, ha evitato lo scioglimento anticipato dell’organo di autogoverno delle toghe. Scioglimento che avrebbe minato ancora di più la credibilità delle magistratura, già in caduta verticale. In questi mesi i magistrati hanno operato la rimozione collettiva di quanto accaduto a maggio, cercando di mettere Palamara, e quello che ha rappresentato, sotto il tappetto della propria coscienza. Ma Palamara, leader di Unicost, il gruppo centrista delle toghe, forte di oltre 2500 preferenze ai tempi d’oro, era parte attiva di un sistema efficiente ed efficace: quello della spartizione degli incarichi in base ai rapporti di forza. Ma, come spesso accade in Italia, il passaggio da piazza Venezia a piazzale Loreto è rapidissimo ed ora Palamara è sospeso dal servizio e i tantissimi beneficiari della lottizzazione togata fanno fatica a pronunciarne il nome.

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Cosa resterà dunque di questi quattro anni di Anm? L’immagine di una magistratura sempre più balcanizzata, con le correnti che si combattono senza esclusioni di colpi per avere più direttivi, più incarichi fuori ruolo, più posti al Massimario della Cassazione e alla Scuola superiore della magistratura. Dopo lo scandalo Palamara, infatti, nulla è cambiato. Tutte le ultime nomine del Csm sono riconducibili alle correnti che detengono l’attuale maggioranza. L’esperienza della giunta unitaria, tutti i quattro gruppi associativi intorno allo stesso tavolo, è stata poi a dir poco fallimentare. Piercamillo Davigo, il primo ed ultimo presidente della giunta unitaria, dopo solo un anno decise di rompere. Motivo? Sempre quello, le modalità di assegnazione degli incarichi. Era comunque utopistico tenere insieme Magistratura indipendente, la destra giudiziaria, con Magistratura democratica, il gruppo di sinistra. Da un lato la corrente del disimpegno, concentrata sulle tutele sindacali dei magistrati, dall’altro chi da sempre rivendica l’impegno attivo nella vita pubblica. Md fece campagna pancia a terra contro la riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi ed è stata la più feroce avversaria di tutti i provvedimenti targati Matteo Salvini: dalla legittima difesa ai vari decreti sicurezza. Cosa succederà l’anno prossimo nessuno è in grado di dirlo. La magistratura in questi anni ha cambiato per un terzo la sua composizione. Con l’abbassamento dell’età pensionabile da 75 a 70 anni è sparita tutta la generazione di magistrati che era entrata in servizio negli anni 70. Anni di grande cambiamento, quelli dei pretori d’assalto. Le nuove leve non hanno la stessa passione di chi li ha preceduti. Anche perché entrano in servizio sempre più tardi, quando il sacro fuoco giovanile si è ormai spento. E chi comanda negli Uffici? I capi, oltre mille le nomine effettuate nella scorsa consiliatura del Csm, sono il prodotto della gestione Palamara, con cui bisognerà prima o poi fare i conti. Per il momento, però, i magistrati italiani stanno imitando lo struzzo.