Il fatto non sussiste“. Con questa formula sono stati assolti Francesco Bellomo, ex giudice del Consiglio di Stato, e l’ex pm di Rovigo Davide Nalin. La sentenza, con rito abbreviato, è arrivata nel pomeriggio di lunedì 16 novembre da parte del giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Piacenza.

Bellomo e Nalin erano a processo per stalking e lesioni ai danni di una borsista della scuola ‘Diritto e Scienza‘. La ragazza, per l’accusa, sarebbe stata insultata, minacciata e sottoposta a interrogatori sulla vita sessuale.

Il gup ha assolti entrambi dall’accusa di lesioni volontarie perché “il fatto non sussiste”. Caduta anche l’accusa di stalking, non procedibile perché era stata ritirata la querela. Il pm Emilio Pisante e il procuratore capo di Piacenza Grazia Pradella avevano chiesto tre anni e quattro mesi per Bellomo, un anno e quattro mesi per Nalin.

“Siamo soddisfatti per la sentenza” soprattutto riguardo all’accusa di lesioni volontarie, per le quali “è stata pronunciata l’assoluzione con la formula ‘perché il fatto non sussiste’. Quindi non esiste la volontà di arrecare lesioni”. Così all’agenzia AGI l’avvocato Beniamino Migliucci ha commentato la sentenza di assoluzione per entrambi i suoi assistiti.

L’ex giudice del Consiglio di Stato era presente in aula e ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti al giudice: “Bellomo ha colto positivamente l’esito di questo procedimento che lo ha sottoposto a dei comprensibili patimenti”, ha riferito il suo legale.

Il 3 dicembre prossimo a Bari è in programma un nuovo processo sempre per stalking, che vedrà imputati Bellomo e Nalin, dopo il rinvio a giudizio avvenuto lo scorso 17 settembre quando il gup del Tribunale di Bari, Annachiara Mastrorilli, ha accolto le richieste della difesa dell’ex magistrato e ha deciso di derubricare l’accusa principale da molestie a stalking a quattro sue ex allieve e aspiranti magistrati. Il gup ha deciso di attenuare la misura cautelare degli arresti domiciliari con quella del divieto di avvicinamento alle quattro donne – tre borsiste e una ricercatrice della scuola di formazione di Bellomo, ‘Diritto e Scienza’ – che lo avevano denunciato.

L’ACCUSA – Tacchi alti, minigonne, abiti eleganti e assolutamente niente jeans e ballerine. Le allieve di Bellomo, poi, dovevano rispondergli al telefono a tutte le ore e lui le invitava a lasciare i fidanzati. Come obbligo imposto alla giovane c’era poi quello di “svolgere attività sessuale ogni volta che Bellomo lo richiedesse”, secondo i pm, a cui si aggiungeva la richiesta dell’ex magistrato di venire al primo posto in assoluto e quindi ogni sua volontà doveva essere eseguita”. Tutti comportamenti per i quali Bellomo sarà processato davanti al Tribunale di Bari il prossimo 3 dicembre.

Nell’ambito del filone pugliese della vicenda, Bellomo era stato arrestato la prima volta l’8 luglio 2019, ma i Tribunali davanti ai quali è dovuto comparire sono tanti. Bellomo dovrà comparire in aula anche Roma e a Bologna. Insieme all’ex giudice del Consiglio di Stato, il gup di Bari ha rinviato a giudizio anche l’ex pm di Rovigo Davide Nalin, accusato di concorso nei maltrattamenti nei confronti di alcune ragazze. Nalin, che nel frattempo è stato sospeso dal Consiglio Superiore della Magistratura, sarebbe stato complice di Bellomo nell’imporre alle giovani aspiranti toghe il codice di comportamento e il dress code richiesti.

Sarà il Tribunale di Roma, infine, a occuparsi della parte dell’inchiesta relativa alla calunnia e minaccia che Bellomo avrebbe rivolto all’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all’epoca vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, e a Concetta Plantamura, rispettivamente ex presidente ed ex componente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo quando nel 2017 fu sottoposto a procedimento disciplinare e poi destituito.