Un nuovo scandalo travolge i vertici della magistratura italiana. Questa volta non si tratta di nomine pilotate ma di una triste storia di violenza fra le mura domestiche. Il protagonista è Mario Fresa, sostituto procuratore generale presso la Cassazione. Al termine di una lite per motivi di gelosia, l’alto magistrato avrebbe sferrato un violento pugno alla tempia della moglie, causandole lesioni guaribili in sette giorni, per poi minacciarla di portarle via il figlio, di poco più di un anno, se avesse sporto denuncia.

L’episodio, avvenuto nella casa dei coniugi Fresa al centro di Roma, risale allo scorso dieci marzo ed è stato riportato ieri dal quotidiano La Repubblica. Il magistrato, in particolare, sarebbe stato sorpreso dalla moglie al telefono con un’altra donna. Da qui la violenta discussione terminata con un fortissimo pugno alla tempia assestato davanti al figlioletto e alla tata. Malgrado le minacce, la vittima aveva chiamato il 112. Quando gli agenti hanno visto la donna in quelle condizioni hanno chiesto l’intervento dell’ambulanza. Fresa è un esponente di spicco del Movimento per la giustizia che, insieme a Magistratura democratica, rappresenta la sinistra giudiziaria all’interno dell’Associazione nazionale magistrati. Già consigliere del Csm dal 2006 al 2010, attualmente rappresenta la pubblica accusa davanti alla Sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli. Un incarico particolarmente prestigioso e di grande responsabilità.

È lui che ha gestito i procedimenti più scottanti degli ultimi anni. Di recente aveva chiesto e ottenuto la radiazione dalla magistratura di Silvana Saguto, l’ex presidente della Sezione misure di sorveglianza di Palermo, e stava gestendo il processo a carico di Davide Nalin, pm a Rovigo, che con Francesco Bellomo, già consigliere di Stato, imponeva il “dress code” alle aspiranti magistrate. Il procuratore generale Giovanni Salvi, diffusasi la notizia, ha disposto la sospensione di Fresa dall’incarico di accusatore dei colleghi, confinandolo fra le mura della Cassazione.
La denuncia della moglie di Fresa sarà trattata dal procuratore aggiunto della Capitale Maria Monteleone, magistrato molto esperto nei reati contro i soggetti deboli, di recente relatrice del convegno organizzato da Magistratura democratica al Senato sulla riforma del diritto di famiglia.

Con l’entrata in vigore del “codice rosso” i tempi per questo genere di procedimenti sono estremamente contingentati: la polizia giudiziaria provvede subito a comunicare al magistrato la notizia di reato affinché la vittima sia sentita personalmente dal pm entro tre giorni.  La pena, in caso di condanna, è della reclusione fino a sette anni, aumentata fino alla metà se il fatto avviene, come in questo caso, in presenza di un minore. Fra i punti da chiarire da parte dei pm della Capitale, infine, il comportamento tenuto dai colleghi di Fresa che avrebbero “consigliato” alla moglie di “tornare a casa e mettere tutto a tacere” in quanto non sarebbe stata mai creduta.