L’automotive è al centro delle grandi trasformazioni che la rivoluzione digitale e green stanno determinando sulla struttura economica e produttiva nel nostro paese, che se non governato con attenzione e responsabilità rischia di avere impatti pesanti sul piano sociale. Non solo perché l’intero processo produttivo dell’auto, grazie alla robotica avanzata e alla digitalizzazione, oggi rappresenta uno dei settori industriali più avanzati, ma anche perché, l’auto oggi è un mezzo di trasporto, sempre più intrecciato con l’economia digitale, strategico dentro l’ecosistema che investe i temi della moderna mobilità e dell’ ambiente, rappresentando una grande sfida di prospettiva per il futuro del nostro Paese.

Bisognerà ripensare le città e il territorio, attraverso importanti investimenti per creare infrastrutture che rendano funzionale e sostenibile questo tipo di mobilità a livello industriale, normativo, per la ricerca per lo smaltimento delle batterie, per riorganizzare la filiera industriale e quella della manutenzione e servizi. Risorse che lo stesso ministro Cingolani in un recente intervento ad una nostra iniziativa sulla transizione green ha confermato esserci, anzi che la difficoltà più grande sarà quella di spendere e spendere bene le risorse, oltre 60 milioni di euro al giorno che arriveranno dal PPNR.

Ma la transizione digitale-green non sarà un pranzo di gala. Molte delle attività lavorative che sono oggi legate all’auto tradizionale spariranno, ne verranno creati altri, ma ora la difficoltà più grande è quella di gestire la transizione, evitando che il costo sia scaricato sulle persone e sui lavoratori. Per questo l’incontro, il 15 giugno prossimo organizzato dai Ministri Giorgetti e Orlando e che arriva dopo le pressanti richieste sindacali, al Ministero dello Sviluppo Economico è importante e utile.

E’ il primo tavolo governativo che viene convocato dal Governo italiano da quanto FCA e PSA si sono fuse in Stellantis, dando vita al quarto gruppo mondiale del settore dell’automotive. L’incontro sarà indispensabile per costruire il terreno per un confronto profondo sui programmi produttivi e d’ investimento del gruppo. L’incontro si inserisce dentro un confronto sindacale con Stellantis nel nostro paese che abbiamo aperto nei mesi scorsi per evitare che alcune decisioni di “efficientamento” prese, avessero effetti di ridimensionamento della presenza produttiva degli stabilimenti italiani.

La conferma dei 5 miliardi di investimento del vecchio piano FCA, che verranno completati entro il 2022, è certamente una notizia positiva, ma è indispensabile che le scelte che si adotteranno siano coerenti con un piano industriale di Stellantis che abbia l’obbiettivo di rafforzare il settore dentro il cambiamento che lo sta investendo. Oggi sono troppe le preoccupazioni legate alla situazione del settore che ha subito in maniera pesantissima la crisi di vendite dovuta alla pandemia e che oggi sta scontando la crisi dell’aumento delle materie prime e della carenza di componentistica, in cima quella di chip, che sta costringendo molti siti del gruppo a fermi produttivi di diverse settimane in Italia, in Europa, ma anche negli Stati Uniti e Canada.

La situazione del mercato in Europa e in Italia continua a segnare una riduzione significativa sui volumi del 2019. Nei primi 6 mesi del 2021 abbiamo riscontrato un aumento della cassa integrazione in tutti gli stabilimenti italiani fatta eccezione per lo stabilimento che produce i veicoli commerciali in Val di Sangro. Sono in sofferenza anche le fabbriche dei motori e della componentistica, sbilanciati sui combustibili  fossili hanno la necessità di affiancare in tempi brevi un processo di reindustrializzazione tecnologica. Lo sviluppo della tecnologia sull’elettrico e la costruzione della giga factory nel nostro paese sono elementi indispensabili per costruire le condizioni di tenuta complessivo di uno dei settori più importanti del nostro paese.

Per questo l’incontro di martedì prossimo in sede Ministeriale è importante per avere le necessarie rassicurazioni e chiarezza sulle decisioni in corso di valutazione da parte del gruppo, evitando smantellamenti o ridimensionamenti della capacità produttiva installata nei siti italiani.

Abbiamo salutato con favore la nascita di Stellantis, perché rappresenta una grossa opportunità per la tenuta complessiva degli stabilimenti italiani, la loro prospettiva futura, soprattutto per la messa in sicurezza dell’occupazione, ma questo deve avere un riscontro coerente con le scelte che verranno messe in atto. In un settore come quello dell’automotive fortemente condizionato dalla necessità di grandi risorse finanziarie, di capitali e tecnologiche per far fronte con rilevanti investimenti ai cambiamenti in corso sulla mobilità, sul cambio delle motorizzazioni e il continuo lancio di nuovi prodotti tecnologicamente più avanzati la nascita di Stellantis è vitale per le realtà produttive Italiane. Le potenzialità che il quarto costruttore mondiale, tecnologie, stabilimenti produttivi e una rete commerciale globale è una potenza di fuoco che deve essere orientata al lavoro e alla tenuta economica e sociale dei vari contesti produttivi nei paesi dove è presente. In questa nuova realtà societaria devono determinarsi sinergie, vantaggi su piattaforme e modelli per affrontare positivamente questi cambiamenti senza mettere in pericolo l’occupazione.

Per questo l’incontro in sede governativa, dovrà essere un primo tassello per aprire un confronto continuativo tra le parti e il governo sia sui futuri piani industriali di Stellantis sia sulla filiera automotive interessata alla transizione. Le caratteristiche globali del quarto gruppo mondiale dell’auto, gli interessi nazionali in gioco circa il futuro degli stabilimenti europei ci fanno chiedere al governo un ruolo da protagonista di politica industriale e di sviluppo e di garanzia sul fronte occupazionale che fino ad oggi non abbiamo visto.

 

* Ferdinando Uliano Segretario nazionale responsabile auto  Fim-Cisl