Il 15 giugno del 1920, a Trastevere, nasce Alberto Sordi. Fin dalle scuole medie, mostra già tutti i suoi talenti: gira l’Italia con la compagnia del Teatro delle marionette e canta nel coro di voci bianche nella Cappella Sistina. In seguito, però, abbandonerà la scuola, per inseguire il mondo dello spettacolo, incidendo a 16 anni un disco di fiabe per bambini. Si iscrive poi all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, dalla quale sarà espulso proprio per la forte inflessione romanesca. Sarà quell’insuccesso a spingerlo a fare del suo difetto un punto di forza. Tornato a Roma, avrà il suo primo contatto con il cinema, partecipando come comparsa al film “Scipione l’Africano” di Carmine Gallone, presentato alla Mostra di Venezia nel 1937.

Nel frattempo, come doppiatore, diventa la voce italiana di Oliver Hardy per il suo personaggio Ollio, mentre alterna al doppiaggio, il teatro, il cinema e alla radio, raggiungendo un grande successo radiofonico con il suo programma “Vi parla Alberto Sordi”. Dopo aver fondato nel 1950 una casa di produzione con il suo amico Vittorio De Sica e dopo un tentativo di film scritto da lui “Mamma mia che impressione”, arrivano i primi successi. Federico Fellini lo sceglie come protagonista di “Lo sceicco bianco” (1952) e “I vitelloni” (1953) e in teatro si esibisce accanto a Wanda Osiris in “Gran Baraonda”. Nel 1965 esordisce come regista con “Fumo di Londra”.

E arrivano anche numerosi riconoscimenti: nel ‘55 il presidente Truman, a Kansas City, gli le chiavi della città, mentre, nel ‘58 l’allora presidente Giovanni Gronchi lo investe della prestigiosa carica di cavaliere della Repubblica Italiana. Nel 2000, in occasione del suo 80esimo compleanno, il sindaco di Roma lo investe della carica di “Sindaco per un giorno”. Vinse per esser stato un grande interprete della commedia all’italiana e classico esempio di romanità, ben 4 Nastri d’argento, un Orso d’argento a Berlino, un Leone d’oro alla carriera e un David di Donatello alla carriera nel 1999. È stato nominato ambasciatore della cultura italiana. Nella sua villa di piazza Numa Pompilio, affetto da diverse forme di polmoniti e bronchiti, muore all’età di 82 anni. Ma il suo mito non è ancora tramontato.