È possibile che non esista un anno, del passato così come del presente e futuro, che sia un anno normale? In cui non sia accaduto nulla di speciale e che non abbia seminato uova di serpente che si sarebbero poi schiuse più tardi, molto più tardi? Questo reportage settimanale sugli anni passati che sto rimettendo insieme per il Riformista a partire dal 1945 quando ancora si combatteva e che arriverà – al Covid piacendo – fino ai nostri giorni non è esattamente un’opera storica, me neppure soltanto un esercizio della memoria. Nel 1964, io ero un giornalista di giorno, lavoravo la notte come correttore di bozze, avevo una figlia e raccoglievo, allora come oggi, appunti e infiniti ritagli di giornali con cui per anni ho invaso le case che ho abitato di spazzatura, superato dalle miracolose tecnologie di oggi. Ma gli strumenti che uso sono sempre e solo due: la mia memoria personale (con tutti i suoi limiti, ma anche con un certo ordine) e gli annuari che chiunque può consultare e che anzi raccomando ai lettori perché anno per anno si trovano gallerie fotografiche magnifiche. Ma anche in questa puntata mi trovo di fronte a un anno terribilmente importante perché accaddero cose di grandissima portata per il futuro, ma di cui – lo ricordo bene – nessuno si rendeva conto. Il mondo era ben diviso fra i due blocchi e i comunisti occidentali erano più o meno solidali con quelli sovietici, ma con alcune insofferenze e capricci. Tutti sapevano in Occidente come se la passavano nel blocco sovietico ma si preferiva non parlarne. In quell’anno, il 1964, ci fu un cambio della guardia epocale in Unione Sovietica con Leonid Breznev dalle cespugliose sopracciglia e un’espressione da sfinge che nel tempo sarebbe apparsa sempre più simile a quella di una mummia, e ci fu un cambio della guardia negli Stati Uniti dove il “presidente per casoLyndon Johnson (lo diventò nel momento in cui una fucilata esplosa da Lee Harvey Oswald fece saltare il cranio del presidente Kennedy, come abbiamo ricordato nella precedente puntata) vinse le elezioni di novembre e mandò avanti sia l’inutile e devastante guerra nel Vietnam che la storica decisione di integrare nei diritti civili tutti i cittadini americani e dunque anche i discendenti degli ex schiavi trattati come cittadini privi di diritti civili e segregati dai bianchi.
Contemporaneamente, un altro Stato stava compiendo il cammino esattamente contrario ed era il Sud Africa, già perla dell’Impero britannico, che si distaccava dalla madrepatria inglese per diventare uno Stato razzista e segregazionista in cui l’apartheid avrebbe funzionato come campo di concentramento. L’impero britannico crollava pezzo per pezzo e di tanto in tanto dava segni di reazione muovendo le sue truppe o i suoi aerei come accadde quando fu bombardata Aden, nella riprovazione generale. Gli Stati Uniti erano ormai la superpotenza totale insieme all’Unione Sovietica, ma l’Impero colpiva ancora e avrebbe avuto il suo ultimo sussulto con la crisi di Suez di tre anni dopo. Ma l’Africa era in rivolta anche per la protezione che l’Urss e la Cina di Mao offrivano a tutti i movimenti indipendentisti, sicché si andava formando quel gruppo di Paesi cui sarebbe stato dato l’ambiguo nome di “Terzo Mondo”, né capitalisti alleati degli Usa, né comunisti alleati dell’Urss, per lo più ex coloniali come l’India dove, proprio in quell’anno morì il successore di Gandhi, Jawahaelai Nehru. Gli Stati Uniti, benché allo scontro frontale con Russia e Cina, tendenzialmente solidarizzavano con i Paesi ex coloniali, cosa che gli inglesi non perdonavano ai “cugini americani”, rifiutandosi di mandare truppe britanniche in Vietnam, cosa che provocò una profonda frattura fra le due nazioni di lingua inglese. In Italia morì Palmiro Togliatti e con lui non solo i comunisti italiani, ma la comunità internazionale dei comunisti perse uno dei massimi leader. Non è possibile liquidare qui in poche righe la figura di Togliatti, perché è stata una delle più complicate e terribili della storia. Ricorderemo soltanto che sotto il nome di Ercoli fu l’agente di Stalin nella guerra civile di Spagna dove si occupò prevalentemente di far fuori trotzkisti e anarchici e di curare il pagamento delle armi vendute dall’Unione Sovietica ai repubblicani in guerra contro le truppe golpiste di Francisco Franco e i suoi alleati italiani e tedeschi. Togliatti sottoscrisse la condanna a morte dei dirigenti comunisti polacchi nel 1937 decisa da Stalin per non avere imbarazzi quando avrebbe regolato i conti con Varsavia, sottoscrisse le esecuzioni di una moltitudine di comunisti italiani emigrati in Urss durante il fascismo ma più che altro Togliatti è stato centrale per aver imposto al Pci la strategia che prese il nome di “Svolta di Salerno”, al suo rientro in Italia ordinatogli da Stalin (fu il suo superiore Dimitrov a raccontarlo nei suoi diari) grazie alla quale trasformò un piccolo partito settario in un grande partito di massa aperto specialmente ai cattolici e agli ex fascisti, cosa che ottenne con atti sorprendenti come l’amnistia, il richiamo degli intellettuali fascisti sotto le bandiere del Pci e poi votando l’articolo 7 della Costituzione che legittimava e includeva i “Patti Lateranensi” firmati da Mussolini col Vaticano, che chiudevano per sempre il conflitto fra la Chiesa e lo Stato Unitario. Questi pochi elementi sono assolutamente insufficienti per dare un’idea dell’uomo a chi non lo ha studiato o conosciuto, ma certamente la sua morte avvenuta per ictus durante le vacanze estive in Crimea decapitò il Partito comunista italiano dalla sua miglior mente direttiva e gli succedette il comandante partigiano Luigi Longo.
La cotonatura dei capelli delle donne raggiunse nel 1964 delle forme surreali e scultoree mentre le gonne si accorciavano, i capelli dei maschi adolescenti crescevano con le basette secondo la moda inglese portata dal gruppo dei Beatles, mentre in America un giovanissimo e solitario Bob Dylan accordava la chitarra sulla tragedia della guerra del Vietnam. Ma la capitale dell’impero inglese perdeva ogni anno e pezzo dopo pezzo i suoi domini, ancora stremata dalla guerra vinta vent’anni prima, in preda alle proteste e sommosse sindacali, con un partito laburista sempre più incline al socialismo e per questo sospettato di vicinanza con i servizi segreti sovietici e un partito conservatore che dopo Churchill non sapeva trovare un suo centro e una sua tradizione, affidandosi all’ambizioso Anthony Eden. L’Africa era teatro di rivolte anticoloniali e nazionaliste e Nelson Mandela, che diventerà molto più tardi il primo presidente nero del Sud Africa, è condannato a una lunga pena detentiva mentre i patiboli sudafricani lavorano come macellerie, procedendo a impiccagioni di massa di chiunque fosse sospetto di ribellismo.
In Italia, il presidente della Repubblica Antonio Segni fu colto da ictus e dopo lenti giorni di agonia morì. Ma quella morte e il clima generale in Italia produssero un evento sul quale ho indagato anche io sia come giornalista che come presidente dei una Commissione d’inchiesta parlamentare e che – verro, falso o esagerato che fosse – produsse grandi conseguenze. Si tratta del cosiddetto “colpo di Stato” minacciato o vagheggiato, che non ci fu ma che avrebbe nelle intenzioni dovuto piegare le resistenze dei socialisti sulle condizioni del loro ingresso nel governo, cui il presidente Segni era decisamente contrario, in contrasto con il leader democristiano Aldo Moro e con quello socialdemocratico Giuseppe Saragat, che sarebbe poi diventato presidente della Repubblica. Le notizie sul preteso golpe uscirono tre anni più tardi sul settimanale l’Espresso per la penna di Lino Jannuzzi che ne ebbe notizia da varie fonti. Anche questo tema è troppo importante per essere liquidato in poche righe, ma il comandante generale dei carabinieri De Lorenzo fu accusato di aver predisposto un piano di arresti e campi di concentramenti in Sardegna che avrebbero spezzato le organizzazioni di sinistra e specialmente il Partito comunista. Poiché quel piano avrebbe dovuto essere attuato “solo” dall’arma dei Carabinieri, fu per questo detto “Piano Solo”. Ne seguirono processi ai giornalisti Lino Jannuzzi ed Eugenio Scalfari che furono condannati in primo grado e che per questo furono messi in salvo – come allora era possibile grazie alle immunità – dal segretario socialista Giacomo Mancini che li mise in lista: il primo per il Senato a Sapri e il secondo per la Camera a Milano. Quel che è certo, e lo accenno appena qui rinviando a una successiva puntata uno sguardo più attento, è che i fatti di luglio del 1960 avevano spinto gli alleati della Nato a imporre al governo italiano un piano preventivo con cui far fronte ad altre eventuali “insurrezioni comuniste” e per questo fu selezionata l’arma dei Carabinieri che costituirono. Novità assoluta per la loro tradizione di polizia e polizia militare, una brigata corazzata. Si sa che Pietro Nenni, segretario del Partito socialista, non volle enfatizzare quella tensione anche se ammise di aver udito “un tinnar di sciabole”. Si disse che il presidente Segni fosse stato colto da malore in seguito a una lite accesissima con Saragat o con Moro, ma questi dettagli non sono mai stati confermati.
Mentre in Africa le cose non volgono al meglio, in America si combatte una lotta senza quartiere tra il presidente Johnson succeduto a Kennedy ma non ancora rieletto col voto popolare e gli Stati del Sud che cercano di impedire l’integrazione razziale. Occorre ricordare brevemente come stavano le cose: gli schiavi africani nelle colonie americane furono introdotti da tutte le nazioni europee che avevano possedimenti in quel continente: e dunque portoghesi e spagnoli, inglesi, francesi e olandesi accusarono nel corso di due secoli sui mercati degli schiavi gestiti dagli arabi in Africa circa un milione di esseri umani. Quando le tredici colonie che formarono gli Stati Uniti si ribellarono alla madre patria inglese, dichiararono che tutti gli uomini nascono uguali, ma si limitarono a vietare l’introduzione di nuovi schiavi senza liberare quelli che lavoravano nelle piantagioni. La guerra civile dei primi anni Sessanta del XIX vinta dal primo presidente repubblicano Abraham Lincoln (che fu poi assassinato in pubblico) liberò tutti gli afroamericani ma senza equipararli ai cittadini bianchi. Gli Stati del Sud segregarono i neri vietando loro le stesse scuole, posti di lavoro, trasporti e luoghi di intrattenimento dei bianchi e fu varato un sistema di leggi razziali – dette “Leggi di Jim Crow” – in forza delle quali un cittadino nero valeva più o meno due terzi di un bianco per calcolare i collegi elettorali, ma non potevano votare. Quelle leggi furono negli anni Trenta studiate e applicate nella Germania nazista per creare basi giuridiche della privazione di alcuni cittadini dei loro diritti su base razziale, fondati su un precedente storico e gli Stati Uniti senza averlo previsto fornirono quel precedente. Dopo aver combattuto due guerre mondiali i neri chiedevano con continue rivolte che fossero garantiti i loro diritti e questo spiega la popolarità mondiale del campione dei paesi massimi, il nero Cassius Clay che abbracciò l’Islam con il nome di Muhammad Ali e che nel 1964 compì un viaggio trionfale in Africa. Il presidente Johnson ebbe un grande merito e un grande difetto. Il difetto fu di impantanarsi sempre di più nella guerra del Vietnam aperta da John Kennedy in un processo di escalation senza fine che poi porterà alla prima sconfitta militare degli Stati Uniti, accettata dal suo successore repubblicano. Richard Nixon. Il suo grande pregio fu quello di imporre col pugno di ferro e l’uso anche della guardia nazionale, l’integrazione razziale città per città, scuola per scuola, università per università. I tumulti e le manifestazioni si succedevano senza sosta. Era l’anno delle elezioni che avrebbe consacrato Johnson come presidente eletto, vincendo sul repubblicano Wallace.
In Unione Sovietica, come abbiamo detto, Nikita Krusciov successore di Stalin, fa licenziato in tronco dall’apparato del partito dopo un estenuante processo a porte chiuse per aver condotto malissimo, lo scontro con gli americani sulla questione dei missili a Cuba e – cosa ancora più grave e disonorevole, per essersi tolto le scarpe e averle sbattute sul podio delle Nazioni Unite per esprimere scherno contro gli americani.

12 gennaio: contraria alla collaborazione con la Democrazia Cristiana, la componente marxista del Partito Socialista Italiano dà vita al Psiup

29 gennaio: iniziano i Giochi Olimpici invernali presso Innsbruck, Austria

1 febbraio: a Sanremo, nella quattordicesima edizione del Festival, trionfa Gigliola Cinquetti con Non ho l’età (per amarti)

9 febbraio: i Beatles debuttano al Ed Sullivan Show,facendo 73 milioni di telespettatori

25 febbraio: Cassius Clay (Muhammad Alì) sconfigge Sonny Liston a Miami e si laurea campione del mondo dei pesi massimi

6 marzo: in Grecia Costantino II diviene Re della Grecia, dopo la morte di suo padre Paolo

29 marzo: da una nave ancorata al di fuori delle acque territoriali britanniche prende vita Radio Caroline, la prima stazione radio “libera” d’Europa
31 marzo: in Brasile il colpo di Stato militare sancisce l’inizio della dittatura

1 aprile: sempre in Brasile il Congresso elegge Humberto Castelo Branco come presidente

6 aprile: in Buthan, Jigme Palden Dorji, premier bhutanese, viene assassinato da uno sconosciuto

8 aprile: viene lanciato Gemini 1, il primo veicolo spaziale senza equipaggio dell’omonima serie

20 aprile: il presidente degli Usa Lyndon Johnson e quello dell’Urss Nikita Krushchev si accordano per un reciproco taglio alla produzione di materiale nucleare

14 maggio: a Corleone viene arrestato dai carabinieri il capo di cosa nostra, Luciano Liggio, latitante da 16 anni

28 maggio: a Gerusalemme viene fondata l’Olp

12 giugno: Nelson Mandela e altre sette persone vengono condannate al carcere a vita
26 giugno: cade il primo governo Moro, che non ottiene il voto di fiducia sull’approvazione di una legge a favore delle scuole private. La crisi politica apre la strada a un tentativo di golpe ordito dal generale Giovanni De Lorenzo, il Piano Solo

21 agosto: muore il segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti a Yalta, Unione Sovietica

14 settembre: inizia la terza fase del Concilio Vaticano Secondo

18 settembre: il papa Paolo VI riceve la visita di Martin Luther King

24 settembre: la Commissione Warren pubblica il rapporto sull’attentato a John Fitzgerald Kennedy. L’unico colpevole è Lee Harvey Oswald

15 dicembre: viene lanciato il primo satellite italiano, il San Marco 1 dal poligono di Wallops Island, Virginia

28 dicembre: Giuseppe Saragat è eletto presidente della Repubblica al 21º scrutinio

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.