Durante questi giorni, prima della costituzione delle liste, i partiti hanno discusso, a lungo. E’ venuta fuori una bagarre enorme per gli esclusi dalle liste. Si è scoperto, infatti, che sono in molti ad essere rimasti fuori dalle liste. In tal senso, è doveroso rimarcare il fatto che questo Parlamento è quello che ci ha portato a votare un Referendum per diminuire di un terzo (ben trecento persone) il numero dei parlamentari. Lo scopo è stato portare gli elettori, in maniera incosciente e sulla spinta formidabile del Movimento 5 Stelle, che ora viene decimato da queste elezioni – stanno lottando per portare quindici persone in Parlamento, prima erano decine – a dire ‘tagliamo’.

Ma i Pentastellati non si sono mai assunti la responsabilità di questo Referendum: non sono mai assunti la responsabilità di rifare una legge elettorale, di rifare i collegi. Si è scoperto che la Cirinnà – che ha avuto varie traversie quest’estate (non ultimo i soldi nella cuccia del cane) – si è lamentata di questa situazione, dicendo: “Mi hanno dato uno schiaffo“, aggiungendo poi: “Pensate che c’è un collegio a Roma dove ci sono ben 800mila elettori”. E non era chiaro già dal principio che tagliando il numero dei parlamentari – senza rifare i collegi – alcuni sarebbero diventati enormi? Queste cose, quando ci fu il Referendum, furono dette e scritte. Adesso alcuni si lamentano dicendo: “Ah è toccato a me, è stata una sfortuna incredibile”.

Incredibile, piuttosto, è l’intervista rilasciata dall’ex segretario del Pd, nonché attuale presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha dichiarato: “Il mio partito è un partito in cui si parla solo di poltrone“. Ora che si vuole ricandidare, togliendo il posto ad un altro aspirante, non è lo stesso un partito in cui si litiga solo per le poltrone? Tutto ciò sta avvenendo per colpa di una decisione – avventata – che il Parlamento ha preso e sulla quale ha fatto votare gli italiani senza spiegare loro le reali conseguenze, e ancor peggio, non assumendosi la responsabilità, dopo il Referendum, di rifare una legge elettorale o almeno di spiegare come funziona l’uninominale e il proporzionale. Senza permettere, ora, a tutti gli elettori, di capire con chiarezza quali siano le conseguenze dei propri voti, alla Camera o al Senato, sull’uninominale o sul proporzionale.

Direttore editoriale di Riformista.Tv e TgCom