Le clonazioni artificiali che spaventano le star
Taylor Swift brevetta la sua voce e immagine contro l’IA generativa
Taylor Swift mette le mani avanti e, per tutelarsi da cloni generati attraverso l’IA, brevetta la sua voce e la sua immagine. La cantante avrebbe infatti depositato tre richieste di marchio per contrastare l’uso improprio dell’Intelligenza Artificiale. Due riguardano la sua voce, la terza punta a proteggere una delle immagini simbolo del suo “Eras Tour”, lei sul palco con una chitarra rosa a tracolla. Dietro la decisione della popstar americana c’è una preoccupazione sempre più diffusa nel mondo dello spettacolo: la possibilità che gli strumenti di IA generativa possano replicare voci, immagini ed espressioni senza consenso.
La mossa di Taylor Swift segue quella dell’attore Matthew McConaughey, che nei mesi scorsi ha registrato alcune battute pronunciate nel film La vita è un sogno, insieme ad altri elementi della propria identità artistica. Il ricorso ai marchi apre però anche un terreno giuridico nuovo. Tradizionalmente, infatti, cantanti e interpreti si affidavano al diritto d’autore per proteggere le proprie registrazioni. Oggi però la possibilità di generare contenuti completamente nuovi che imitano una voce senza copiare direttamente un’opera esistente crea un vuoto normativo difficile da colmare.
Anche in Italia il tema è centrale. Luca Ward, storica voce italiana di Russell Crowe, Pierce Brosnan e Samuel L. Jackson, ha deciso di registrare legalmente il proprio timbro vocale come marchio sonoro per difendersi da clonazioni artificiali. ANAD, l’Associazione Nazionale Attori Doppiatori, da tempo chiede regole più chiare per l’utilizzo dell’IA nel settore audiovisivo, e suggerisce di riconoscere la voce come dato biometrico. Giorgia Lepore, attrice, doppiatrice e vicepresidente ANAD, è una grande sostenitrice dell’intelligenza emotiva umana: “La prima tutela del nostro lavoro è il nostro impegno ad essere sempre più bravi. Più sei autentico nell’interpretazione, più ci metti cuore e cervello, più le emozioni che trasmetti saranno umane e più sarà difficile per una macchina riprodurle artificialmente. L’uomo è empatico, l’Intelligenza Artificiale no”. Il nodo è anche normativo: “Da un punto di vista etico e legale devono essere create leggi ad hoc che tutelino il lavoro e ne limitino l’uso sconsiderato. L’iniziativa degli Oscar è esemplare”.
Un segnale forte in questa direzione è arrivato, infatti, proprio dall’Academy che ha recentemente aggiornato i criteri di eleggibilità agli Oscar, chiarendo che potranno concorrere ai premi soltanto interpretazioni “dimostrabilmente eseguite da esseri umani” e sceneggiature “scritte da autori umani”. La decisione arriva in un momento in cui l’industria audiovisiva si confronta sempre più spesso con l’uso dell’Intelligenza Artificiale per replicare, modificare o sostituire il contributo creativo umano. Tra i casi più discussi c’è quello di Val Kilmer, scomparso nel 2025, che potrebbe essere ricreato digitalmente per interpretare un ruolo centrale in un futuro progetto cinematografico. Il rapporto tra creatività e IA era già stato al centro dello sciopero di Hollywood di due anni fa, quando una delle principali richieste degli sceneggiatori riguardava proprio la limitazione dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella scrittura di film e serie televisive. Una presa di posizione certamente destinata a pesare nel dibattito globale. Ciò che oggi, invece, non si discute è il valore della voce come elemento di identità, lavoro e patrimonio da proteggere.
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