Una lunga campagna elettorale
Una visione di lungo termine prima che finisca la legislatura, la vera sfida del governo
Si è conclusa l’attività ordinaria di questa legislatura: non solo siamo in piena campagna elettorale, ma stiamo assistendo alle difficoltà e alle crisi che stanno vivendo i due schieramenti politici sia di centrodestra che di centrosinistra. Una crisi motivata, essenzialmente, dall’incapacità nel disegnare un atto programmatico per la prossima legislatura. Una difficoltà che, per quanto concerne l’infrastrutturazione organica del Paese, incontra tanti elementi critici forse mai vissuti, in modo così forte, in passato.
Mai in passato avevamo avuto una così limitata disponibilità finanziaria da parte della componente pubblica (tra l’altro non sono più disponibili, a decorrere dal 31 agosto 2026, risorse del Pnrr). Mai avevamo avuto un’instabilità internazionale esasperata, in modo davvero imprevedibile, dall’attuale presidente degli Stati Uniti Trump. Mai avevamo illuso le realtà regionali di dare vita all’autonomia differenziata e mai avevamo ipotizzato l’attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). Mai avevamo assistito alla chiusura irreversibile di uno dei più grandi centri siderurgici, escludendo in tal modo il nostro Paese dal sistema consolidato di produttori di acciaio. Mai avevamo, in passato, capito abbastanza dell’esigenza e dell’urgenza di essere autonomi per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, e questo soprattutto a valle della guerra in Ucraina. Mai avevamo avuto un governo che riuscisse a dare concreta attuazione tecnica e finanziaria a un’opera strategica essenziale come il Ponte sullo Stretto di Messina, e purtroppo dopo quattro anni tutto è rimasto ancora un difficile obiettivo. Mai in una legislatura un governo si era impegnato a dare concreta attuazione alla messa in sicurezza del territorio; impegni però che, dopo 4 anni di legislatura, sono rimasti tali.
Ebbene, è proprio questa analisi, o meglio, questa lettura della prima esperienza di un governo con uno schieramento dominante di destra, a denunciare le criticità che sicuramente caratterizzeranno questa fine legislatura. L’attuale opposizione non ha, a differenza del centrodestra, questo problema. Anzi, utilizzerà questa grave criticità del centrodestra per dimostrare i limiti dell’esperienza dell’attuale governo. Penso, quindi, che in questa delicata fase sia necessario che la maggioranza parlamentare costruisca le condizioni necessarie per attuare un misurabile processo pianificatorio che sia in grado da un lato di superare gli errori commessi in questa legislatura, e dall’altro di produrre – dopo tanti anni di stasi – scelte di medio e lungo periodo in modo da testimoniare che lo schieramento di centrodestra è in grado di dare vita a un respiro programmatico che supera il vincolo temporale di una legislatura. In fondo, basterebbe ripetere quanto attuato nel 2001 con il varo della legge 443/2001 (Legge Obiettivo). Quella legge conteneva al suo interno il Programma delle Infrastrutture Strategiche (PIS). Finora, tutte le scelte, tutti gli interventi in corso e programmati per il prossimo triennio fanno riferimento a quel programma.
Oggi l’emergenza più significativa è quella relativa alla carenza di risorse pubbliche. Ormai, la disponibilità annuale per il prossimo triennio da parte dello Stato per la realizzazione di opere infrastrutturali già programmate non supera il valore di 7-8 miliardi di euro, mentre le esigenze reali superano la soglia annuale di circa 16-20 miliardi di euro. Questa non facile distanza impone ormai il ricorso sia a forme di Partenariato Pubblico Privato (PPP), sia allo strumento del “Canone di disponibilità”. Per quanto concerne il PPP, ampiamente previsto nell’ultimo Codice Appalti, sarebbe indispensabile che nella prossima Legge di Stabilità si dica formalmente che “nel prossimo quinquennio una soglia pari al 2% del Pil sia assegnato a interventi supportati da appositi PPP” e, al tempo stesso, si costruiscano gli atti procedurali in grado di attivare le erogazioni finanziarie attraverso lo strumento del “Canone di disponibilità” in modo da cadenzare nel tempo le esigenze finanziarie.
Per quanto concerne possibili introiti finanziari, all’inizio dell’attuale legislatura questo governo e questa maggioranza parlamentare non hanno pedaggiato circa 2.000 chilometri di reti autostradali già esistenti come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria o come il collegamento tra il Grande Raccordo Anulare di Roma e l’aeroporto di Fiumicino. Tra l’altro, per l’autostrada Tirrenica fu anche varata una legge che consentiva l’annullamento dei pedaggi per gli spostamenti dei residenti lungo il tracciato autostradale per motivi di lavoro. Certo, a un anno circa da una verifica elettorale, una scelta del genere sarebbe impopolare, ma non bisogna sottovalutare in futuro un simile potenziale introito.
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