È morta dopo quasi una giornata di agonia, una bambina di 10 anni, soffocata dalla cintura dell’accappatoio. Tutto per una sfida partita dai social: di quelle da riprendere con lo smart-phone e poi postare. Su Tik tok in questo caso – anche se l’iscrizione alla piattaforma molto in voga tra giovani e giovanissimi sarebbe concessa solo a partire dai 16 anni di età. La sfida si chiama Black Out Challenge. È successo a Palermo. Due le indagini aperte sulla tragedia: per istigazione al suicidio contro ignori da parte della Procura dei minori e quella della magistratura ordinaria per consentire gli accertamenti tecnici sul cellulare della ragazzina.

La bambina aveva legato un’estremità della cintura dell’accappatoio al termosifone del bagno, l’altra al collo. “Vado a fare la doccia” avrebbe detto ai genitori secondo l’AdnKronos. La sorellina più piccola, quattro anni, l’ha trovata cianotica, il cellulare a pochi centimetri. Erano le 20:45 di mercoledì sera circa, quartiere Kalsa di Palermo. Il padre non ha atteso l’arrivo dell’ambulanza. Ha portato la figlia all’ospedale dei Bambini Di Cristina. La bimba è stata ricoverata in condizioni disperate nel reparto di rianimazione. La madre e il padre, due operai, con un altro figlio di quattro anni e un terzo in arrivo, sono rimasti vicino alla bambina.

“La bambina è arrivata in arresto cardiocircolatorio da un tempo indefinito – ha sottolineato il direttore sanitario dell’ospedale dei Bambini Salvatore Requirez – Immediatamente è stata rianimata e il cuore ha ripreso a battere. L’abbiamo poi sottoposta a Tac che ha evidenziato subito una situazione di coma profondo da encefalopatia post anossica prolungata”. Le speranze di sopravvivenza si sono praticamente annullate dopo che i medici hanno detto alla famiglia, stamattina, che la ragazzina era in coma irreversibile, in vita solo grazie ai macchinari di rianimazione. Alle 13:00 la comunicazione più tragica: “Vostra figlia è in una condizione di morte cerebrale”.

L’indagine della procura dei minori è coordinata dal procuratore reggente Massimo Russo e dalla sostituta Paola Caltabellotta si sta concentrando sul social network e sulle cosiddette challenge. La procura ordinaria invece vuole accertare come sia stata possibile l’iscrizione a TikTok (l’età minima è 16 anni) e indaga sulla ricostruzione di quanto accaduto ieri sera nel bagno della casa. La famiglia ha fatto sapere che donerà gli organi della bambina.

Un portavoce di TikTok ha espresso vicinanza ai cari della bambina per la tragedia: “Siamo davanti ad un evento tragico e rivolgiamo le nostre più sincere condoglianze e pensieri di vicinanza alla famiglia e agli amici di questa bambina. La sicurezza della community TikTok è la nostra priorità assoluta, siamo a disposizione delle autorità competenti per collaborare alle loro indagini – si legge – Nonostante il nostro dipartimento dedicato alla sicurezza non abbia riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato un simile accadimento, continuiamo a monitorare attentamente la piattaforma come parte del nostro continuo impegno per mantenere la nostra community al sicuro. Non consentiamo alcun contenuto che incoraggi, promuova o esalti comportamenti che possano risultare dannosi. Utilizziamo diversi strumenti per identificare e rimuovere ogni contenuto che possa violare le nostre policy”. Il 22 dicembre il Garante Privacy ha aperto un procedimento su social network, proprio in merito alla protezione dei minori. La piattaforma ha quindi messo in atto una stretta ai profili degli ‘under 16’.

Antonio Lamorte