La variante K continua a costringere a letto gli italiani. Il ceppo mutato H3N2 emerso quest’anno non arresta i suoi contagi riprendendo a diffondersi tra la popolazione subito dopo le feste, con un’incidenza destinata ad aumentare anche nelle prossime settimane.

Il primo allarme arriva dai medici di base, e coinvolge anche i pronto-soccorso: febbre e difficoltà respiratorie (a fine dicembre il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità ha registrato oltre 816mila casi di sindromi respiratorie acute), dovute a una forte tosse e a dolori al torace – tra i sintomi più comuni –  che obbligano i pazienti a presentarsi nelle strutture mediche, dove si registra record di stazionamenti sulle barelle in attesa di un posto letto.

Variante K, i bambini tra i più colpiti, pronto-soccorso in emergenza

In Italia la curva epidemica mostra un anticipo rispetto a quella dello scorso anno, e il picco di casi annuali potrebbe arrivare tra pochi giorni, entro la metà di gennaio. I bambini al di sotto dei 4 anni sono la classe di età più colpita. Infatti, se nella popolazione generale si è osservata un’incidenza di 14,7 casi ogni mille abitanti, nei più piccoli la quota è tripla (42 casi per mille), con numeri che non differiscono più di tanto nei più grandi, destinati a confermarsi anche a causa della riapertura delle scuole.

È bene ricordare come non siano le temperature più rigide a risultare determinanti per il contagio, quanto il frequentare gli ambienti chiusi e con uno scarso ricambio di aria come case, bar e ristoranti e mezzi pubblici, sui quali l’utilizzo della mascherina resta la “difesa” più efficace.

Redazione

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