C’è un sole che inganna, all’indomani dell’alluvione di Palermo. Ma non può bastare una luce abbagliante per cancellare la tragedia, che segna tutti. E se si dovessero misurare le responsabilità nei luoghi in cui i problemi sono permanenti e perdurano da lungo tempo, nessuno ne uscirebbe indenne. Piovve anche l’anno scorso durante la festa di Santa Rosalia, lampi e tuoni si confusero con i fuochi per il Festino e uno degli otto detenuti dell’Ucciardone a cui spetta la Traina non rientrò in carcere. Palermo se ne sta cinta sul mare dai viali della circonvallazione: dentro un miscuglio di popoli, di profumi, in cui è facile perdersi e dimenticare tutto. La meraviglia, per chi ci capita per la prima volta, chi non ne sa nulla, è la quantità di luoghi stupefacenti. Una scoperta a ogni cambio di strada, di piazza. Tutto è fatto davvero per la scordanza dell’umanità, delle sue miserie, dei suoi drammi. Santa Rosalia divenne protettrice di Palermo perché si portò via la peste, quella del 1624, la stessa di Milano. Si accusarono i marinai di una nave arrivata da Tunisi, allora. La Santuzza, dopo un diluvio, fece sparire la peste. Si portò via la tragedia dei morti. Si portò via la causa della tragedia: sanò gli effetti e risolse il problema.

E a Palermo, nel Sud, nell’Italia inghiottita dalla linea della palma e sorpassata dall’avanzata del geco, la consuetudine è quella di rimuovere le tragedie, sbarazzarsi in fretta del dolore, delle macerie, senza badare alle cause. Accadrà ancora a Palermo, accuse e scuse, e problemi intonsi. Più sono state grandi le tragedie in Italia, e più si sono rimossi gli effetti, peggiorandone le cause e favorendo le riedizioni tragiche.
A Reggio Calabria e a Messina si è ricostruito dove terremoto e maremoto avevano distrutto, a Napoli sopra la lava del Vesuvio, a Genova nello stesso ponte. Magari non si è pensato che non fossero i luoghi giusti. Falcone e Borsellino oltre che investigatori spettacolari erano fini intellettuali, maneggiavano la cultura con la stessa dimestichezza della Legge, e avevano chiaro che per eliminare la mafia non bastava rimuoverla, andavano rimosse le cause: la lotta feroce che è nata dal loro martirio ha rimosso un numero infinito di mafiosi, non il problema.

Che sarebbe stato più utile andare dietro a Sciascia che non lasciarsi schiacciare da una furia cieca, in certi casi interessata. Fra le tante tragedie che si succedono ciclicamente in ogni angolo del Paese, la tragedia italiana più grande è il vizio di far passare in fretta la notte e riabbracciare il sole scordando gli incubi e anche i sogni. Ormai è prassi, il dolore segna le persone, solo i parenti non scordano più, e per qualcuno, più d’uno, è l’ennesima occasione strumentale, una volta in cui sarebbe stato meglio tacere.