Filosofia, storiografia e politica
Addio a Biagio de Giovanni, pensatore lucido e critico: lascia un’eredità vitale per la sinistra
Biagio de Giovanni ci ha lasciati l’altra notte. Ha combattuto il male che lo ha tormentato negli ultimi anni dando prova di una forza d’animo e di uno stoicismo che colpiscono e commuovono. I suoi ultimi lavori di storia politica e di filosofia confermano l’incrollabile fedeltà alla sua vocazione di studioso e a quell’ imperativo di operosità intellettuale che ha ispirato la sua esistenza e insieme mostrano una inesauribile curiosità per il mondo.
Secondo una antica tradizione italiana, Biagio ha intrecciato nella sua attività filosofia, storiografia e politica. Per lui tra cultura e politica andava stabilito un rapporto che non fosse di sudditanza o riduzione della prima alla seconda, ma neppure di distacco reciproco. In un’epoca di cambiamenti profondi Biagio rivendicava la “savia distinzione” e l’autonomia, non l’indifferenza della cultura rispetto alla politica.
Nella concreta vicenda della storia politico-filosofica legata alla sinistra si potrebbe dire che Biagio de Giovanni ha sempre rifiutato il ruolo dell’intellettuale organico e sempre accolto e praticato quello dell’intellettuale critico. Aderirà al Pci solo quando quel partito, dopo l’invasione di Praga dell’agosto del 1968, varcherà per la prima volta nella sua storia la soglia di un pubblico dissenso verso l’Unione Sovietica.
A metà degli anni Settanta nell’affascinante mondo della filosofia crollano muri che apparivano invalicabili. Usciranno testi destinati a incidere sulla evoluzione e poi sulla crisi del marxismo italiano. La intervista a Perry Anderson di Lucio Colletti, il saggio di Norberto Bobbio sull’assenza di una teoria politica nel marxismo, nel 1976 Krisis di Cacciari, saggio sulla crisi del pensiero negativo da Nietzsche a Wittgenstein. Un succedersi di rotture nella cultura di sinistra. Biagio trova la conferma che il marxismo stenta a fornire gli strumenti per intendere i mutamenti e le trasformazioni intervenute nella società contemporanea. Avverte che una intera tradizione si sta esaurendo.
Nella seconda metà degli anni Ottanta la necessità di accelerare i tempi della revisione della cultura del Pci diventa incalzante. Dell’agosto del 1989 è il suo articolo sull’Unità in cui si prendono le distanze da Togliatti. L’articolo procurerà a Biagio una montagna di critiche. Quello scritto sarà una specie di grido di liberazione da un mondo che gli appariva ormai estraneo.
Poi, alla fine del 1989, giungerà l’evento inaudito del crollo del Muro. Con il “socialismo reale” fallisce il tentativo con cui l’uomo ha provato a programmare la propria storia, controllare la sua sorte e il proprio destino. In quel cruciale passaggio de Giovanni guarderà con interesse alla battaglia politica e culturale condotta intorno alle posizioni dei riformisti del Pci e di Giorgio Napolitano. La sua riflessione in quei mesi ruota intorno a un punto politico: perché, si chiedeva, in più di quarant’anni la sinistra italiana non è riuscita a diventare una forza di governo? Ricordarlo – concludeva – non è una esercitazione accademico-storiografica ma è un atto di responsabilità verso la storia nazionale.
Il tramonto delle grandi attese collettive, la rinuncia dell’intellettuale alla funzione di lettore della storia e del suo destino, in Biagio non si muta in disincanto né c’è indulgenza verso gli annunci postmoderni della fine della filosofia. Gino (per gli amici, ndr) sarà un appassionato combattente contro il rischio di un populismo che invoca un’altra democrazia, opposta a quella originata dal costituzionalismo liberale. Non consente indulgenza a forme di irrazionalismo e alla svalutazione della portata conoscitiva della scienza. Condurrà con convinzione e ricchezza di argomenti la battaglia contro ogni forma di giustizialismo e per una riforma di impianto liberale dell’ordinamento giudiziario. Il rovello di Gino resterà l’Europa del cui Parlamento per dieci anni fu autorevole componente. Sarà questo il tema, più carico di interrogativi in un mondo sempre più difficile e incerto, quando alle soglie dell’Europa tutto ormai è in drammatico movimento.
Biagio de Giovanni è stato un pensatore lucido e critico che lascia una eredità di pensiero e di azione ricca, combattiva e seria su cui la sinistra italiana farebbe bene a riflettere. Saprà farlo?
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