Il piccolo è venuto al mondo tra mille difficoltà, con un parto prematuro. La sua mamma era affetta da un terribile tumore ma aveva deciso di lottare. Marie Louise Monehode, una camerunense di 39 anni non ce l’ha fatta lasciando soli 5 bambini. È successo a Treviso nella notte tra sabato e domenica, nel reparto di Patologia neonatale al Ca’ Foncello. La mamma aveva un tumore al seno, mai diagnosticato e scoperto quando ormai era troppo tardi, alla 27esima settimana di gravidanza. Inutile si è rivelato il tentativo di intervento. La sua mamma è morta poche ore dopo averlo messo al mondo, senza nemmeno poterlo abbracciare. Marie lascia il compagno, un connazionale, e cinque bambini.

Dopo la terribile diagnosi è stata dura per Marie e la sua famiglia ma i medici non hanno mai gettato la spugna. È stata ricoverata, cinque equipe mediche si sono prese cura di lei e del suo bambino anche se la situazione era decisamente grave. “Un equilibrio sottilissimo – ha spiega il primario di Ginecologia-Ostetricia Enrico Busato – Speravamo davvero in una fine diversa, abbiamo fatto il possibile perché potesse portare a termine la gravidanza, o perché almeno potesse vedere il figlioletto. Ci siamo stretti tutti attorno a questa mamma, ha lottato con grande coraggio, e alla sua famiglia cui vanno le nostre più sentite condoglianze”.

Il caso si è presentato subito di una complessità estrema. L’esame istologico ha evidenziato lesioni molto aggressive, una «neoplasia triplo negativa»: metastasi epatiche, a livello scheletrico, malattie cutanee. L’unica cosa che si poteva fare per aiutare la donna era consentirle di portare la gravidanza il più avanti possibile, perché il feto potesse maturare, crescere, sviluppare i polmoni. Sabato però le condizioni di salute della mamma sono peggiorate e anche il piccolo era a rischio, era tachicardico, non si poteva più aspettare. La donna è stata trasferita in rianimazione, poco prima delle 22 è stata sottoposta al cesareo per far nascere il bambino: pesava 1 chilo e 400 grammi, ma è più grande dei neonati di sette mesi i medici sono molto ottimisti. Ai medici del reparto di Patologia neonatale la vicenda ha ricordato la storia di Glory, la mamma che ha preferito sottoporsi a una chemioterapia soft per poter dare alla luce la sua piccola Greta, che oggi ha 5 mesi, cresce bene e vive con papà Samuele. Anche Glory aveva scoperto il tumore troppo tardi ma era riuscita a gestirlo fino alla nascita della bambina che aveva desiderato per tutta la vita. Ma almeno era riuscita a tenerla tra le braccia.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.