Alex Schwazer non si dopava. Lo ha stabilito il Tribunale di Bolzano al termine del processo di primo grado, ponendo fine a un incubo durato 5 anni. I campioni di urina nel 2016 furono alterati: “Aspettavo questo momento da quattro anni e mezzo. Finalmente tutti gli sforzi compiuti avevano determinato un risultato importante”, ha detto l’atleta al Corriere della Sera.

Non solo un processo lunghissimo, ma anche una carriera macchiata indelebilmente e stroncata anzitempo con 8 anni di squalifica per l’ex marciatore, oggi 36enne che alle Olimpiadi di Pechino, nel 2008, conquistò l’oro nella 50 chilometri. Ora arriva l’ archiviazione per non aver commesso il fatto ma la ferita resta aperta.

“La cosa difficile è che mi sono ritrovato scaraventato in un campo non mio – ha raccontato l’atleta dopo aver conosciuto l’esito della sentenza – io sono solo un atleta. In un’aula di tribunale non sei a tuo agio, non è come fare una gara. C’è molta più insicurezza, senza contare che questa vicenda è durata quattro anni e mezzo, un tempo lunghissimo da sopportare”.

Ora Schwazer si gode una vittoria diversa, quella giudiziari, che finalmente lo tira fuori dalle accuse e dall’infamia che gli è stata gettata addosso per tanti anni. “Questo decreto di archiviazione è più importante anche della medaglia d’oro vinta all’Olimpiade di Pechino, nel 2008. Questa è una vittoria di gran lunga più faticosa. Molto più faticosa”, ha commentato.

E guarda ai Giochi Olimpici di Tokyo con una certa amarezza: ha continuato ad allenarsi ma purtroppo la sua partecipazione o meno non dipende da lui. “La cosa fondamentale per me era che il tribunale stabilisse, nero su bianco, che sono pulito e innocente. Non devo mica per forza andare alle Olimpiadi. Se succederà, bene. Altrimenti pazienza. Vedremo in seguito, accadrà quel che accadrà. Il futuro sportivo non è nelle mie mani. Dunque, inutile arrovellarsi”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.