La storia si ripete e spesso nelle forme più cretine. Basta non avere memoria e il gioco è fatto. Adesso siamo tutti impegnati a fingere di voler sapere immediatamente, a tutti i costi, senza fare sconti a nessuno – vada come deve andare – che cosa e chi si nasconde dietro le sibilline parole del ministro della Difesa americano, il quale ha dichiarato che i russi avrebbero speso parecchi milioni per corrompere politici, partiti, giornalisti, influencer e chiunque possa portare loro dei vantaggi.

Poi, dopo questa prima generica affermazione, arriva la notizia sotto forma di indiscrezione secondo cui due partiti italiani del centrodestra, se non tutti e tre, sarebbero coinvolti insieme ai Cinque Stelle il cui leader ed ex presidente del Consiglio fece entrare in Italia un distaccamento dell’Armata Rossa per portare siringhe e medici. È certamente stata una mano santa per il dibattito televisivo che non riusciva a liberarsi dalla noia dei funerali regali e del tetto sul prezzo del gas. Così, “er dibbbattito” si è arricchito del chiacchiericcio con cui si finge di accusare e difendere chi forse ha preso i soldi di Putin. Il lettore mi perdonerà se parlo in prima persona, ma di queste faccende ne so qualcosa avendo vissuto la terribile avventura di presiedere tra il 2002 e il 2006 una Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta che aveva il compito di scoprire se e come i nostri servizi segreti avessero utilizzato le informazioni dei colleghi inglesi sugli agenti russi durante la guerra fredda. Quella commissione (la più ostacolata, diffamata, derisa, e dimenticata anche se gli atti del Parlamento dimostrano che scoprì molto di più del previsto) fu varata dal Parlamento in seguito alle voci, insinuazioni, accuse, seguite alla pubblicazione del libro L’Archivio Mitrokhin scritto dall’ex archivista del Kgb Vasili Mitrokhin e da Christopher Andrew, storico di fiducia del servizio segreto inglese.

In Italia scoppiò una guerra civile delle parole tra i comunisti che si accusavano l’un l’altro di essere stati al soldo del Kgb mentre un’altra parte li accusava di essere stati al soldo della Cia. Fu fatto un drammatico polverone nel corso del quale almeno 5 persone persero la vita nell’indifferenza generale. L’ultimo fu Sasha Litvinenko, quello avvelenato con il polonio visto isu tutti gli schermi del mondo prima che morisse E non gliene frega assolutamente niente a nessuno della verità di come andarono realmente le cose, di chi era colpevole e di che cosa: oggi sembra che si voglia giocare di nuovo la stessa carta sussurrando un segreto – non poi troppo segreto perché si tratta solo di una informativa – in cui si rivelerebbe che i russi hanno speso una modestissima quantità di denaro per influenzare le politiche di paesi stranieri. Ma i russi non hanno nessun bisogno di spendere e spandere per ottenere questo risultato. Ci sono paesi – e certamente tra questi l’Italia – in cui una parte della dirigenza e dell’intellighenzia si trova naturalmente e gratuitamente dalla parte dei russi sia in versione sovietica che putiniana senza alcuna soluzione di continuità.

Io nella mia vita giornalistica che ha ormai superato i sessant’anni ricordo benissimo tutte le spie russe che venivano a trovare i giornalisti nelle redazioni di quasi tutti i giornali in cui ho lavorato. Ed è facilissimo vedere sugli schermi, o sulle pagine, soltanto osservando le omissioni, le riduzioni di evidenza, le esaltazioni laddove ti aspetteresti un tono basso, la manina e la luna russa che suona con agevolezza tutte le musiche che vuole sia nel la politica parlamentare che sulla stampa stampata. E non parliamo poi della comunicazione televisiva che conta molto più dei social totalmente sopravvalutati per la mania del correre dietro a personaggi insignificanti come gli influencer. Questo modo di agire ricorda quello dei guardiani dello zoo che vanno a portare il cibo ai grandi felini in gabbia. Quando arrivano col secchio della carne le bestie si agitano, ruggiscono, frustano l’aria con la coda, poi mangiano i loro bocconi e se ne tornano tranquille nelle loro tane. Non esiste e non esisterà mai alcuna lista di coloro i quali agiscono perché pagati dai russi. Come mi disse davanti a tutta la commissione il capo dello spionaggio sovietico a Roma, «noi non abbiamo mai avuto bisogno di spendere un centesimo per avere informazioni perché dietro la nostra porta c’è la fila dei volontari che corrono al nostro soccorso e non si tratta solo dei comunisti, anzi i comunisti li teniamo alla larga perché non vogliamo che si compromettano con noi». Si riferiva evidentemente al periodo in cui il partito comunista esisteva e aveva l’obbligo tassativo di non consentire ai suoi iscritti di lavorare per i sovietici proprio per evitare possibili scandali.

Oggi è evidentissimo che in Italia agisce, come sempre ha agito, un partito filorusso a prescindere che non ha a che vedere né col comunismo né col capitalismo ma semplicemente con gli interessi della Russia. Da anni e anni assistiamo alla pantomima delle continue richieste di abrogare le sanzioni comminate alla Russia per avere riportato la guerra in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale aggredendo paesi europei come la Georgia e poi l’Ucraina, prima nel 2014 occupandone la Crimea con un’armata di soldati senza mostrine senza gradi e poi con l’operazione militare speciale del 24 febbraio scorso. In Italia la reazione però è sempre stata e resta del tutto automatica: una gran parte dei nostri opinion makers hanno protestato vivacemente soltanto per contestare l’invio delle armi agli aggrediti, quelle armi che oggi permettono agli stessi aggrediti di difendersi con efficacia dagli aggressori. Ma soltanto in Italia accade che seriamente si finga che ci sia un approfondito dibattito fra chi vuole schierarsi con gli aggrediti e chi con gli aggressori. Naturalmente questa operazione non viene condotta in maniera così rozza e non c’è filorusso che non inizi la sua perorazione contro l’invio di armi all’Ucraina senza premettere con voce contrita che “naturalmente condanniamo nel modo più deciso l’aggressione di Putin all’Ucraina”.

Ora il fatto che la Russia spende una ragionevole quantità di soldi per alimentare la propaganda a suo favore, è non solo previsto e banale, ma rende piuttosto ridicolo anche chi finge di scandalizzarsi. Avendo svolto molte inchieste giornalistiche sulle influenze della Cia in Italia a partire dal 1947 so come tutti che gli americani hanno finanziato largamente giornali, politici e partiti e hanno fatto a mio parere benissimo perché permettevano di contrapporre una spesa ingente a quella che i comunisti potevano spendere. In Italia si sono già viste commissioni d’inchiesta e procedimenti giudiziari nati e abortiti per indagare sugli agenti e gli anni della vecchia Guerra fredda che sembra oggi sempre la stessa. Le dichiarazioni americane, finora prive di qualsiasi corredo, finiscono per fare il gioco del nemico proprio per la fragilità e la vaghezza con cui sono state formulate, tanto che le stesse fonti americane hanno indicato una dozzina di lontanissimi Paesi extraeuropei, mentre in Italia salivano all’onore della cronaca i nomi di due partiti di centrodestra e del Movimento Cinque stelle.

Risultato? Molte banali levate di scudi di chi grida allo scandalo, simmetriche e altrettanto inutili rispetto a quelle di chi pretende la verità (da chi? dagli americani che hanno preso l’iniziativa di rivelare senza rivelare?) e chi – con raffinatezza intellettuale – si delizia all’idea che l’Italia cada preda di un nuovo maccartismo, una nuova “caccia alle streghe”, seguendo il titolo della commedia di Arthur Miller che dette il nome a un’epoca: quella della persecuzione degli intellettuali sospettati di essere agenti sovietici e oggi di Putin. Avendo compiuto i miei sessanta anni da giornalista, più quattro dedicati all’insabbiata inchiesta sugli influencer russi, mi viene il sospetto che il Segretario di Stato americano sia caduto nel gioco di specchi in cui i russi sono davvero i maestri assoluti.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.