Il report Usa sulla corruzione russa dei partiti politici occidentali irrompe in campagna elettorale. Sia come sia, è destinato a diventarne uno degli argomenti più divisivi. Il cable reso noto dal segretario di Stato, Antony Blinken, è “sensibile” ma non classificato. Contiene una serie di “talking point” che i diplomatici Usa dovranno sollevare con i governi dei Paesi che li ospitano. I fatti sui quali i governi saranno chiamati ad aprire gli occhi sono risalenti nel tempo, dal 2012 al 2017. Riguardano venti Paesi nei quali Mosca avrebbe elargito fondi perduti per complessivi trecento milioni di dollari. Ma queste informazioni, ci sono o non ci sono? Riguardano o no l’Italia? E se sì, quali partiti, o singoli politici? Il dibattito ieri si è avvitato su ipotesi imperniate su un grande punto interrogativo. Prova a dare qualche risposta Adolfo Urso, senatore Fdi e presidente del Copasir, da Washington dove si trova in missione per il suo partito.

“Allo stato, dalle informazioni che mi sono state date stanotte, non risulta che il nostro Paese ci sia, ma sono ancora informazioni parziali. Per questo ho convocato il Copasir venerdì mattina”. Urso ha sottolineato: “Sarà il mio impegno con gli interlocutori nel Congresso e nell’amministrazione affinché siano date tutte le informazioni al governo italiano che poi le fornisce al Parlamento”. La campagna elettorale, che in effetti dormicchiava, all’improvviso sussulta. Sale, sarà il caso di dire, su una montagna russa. Enrico Letta è il più tempestivo nell’impugnare l’arma del sospetto: “Sarebbe gravissimo, va fatta immediata chiarezza. E va convocato subito il Copasir”, dice ottenendo subito soddisfazione. Giorgia Meloni tuona già alle 8,30 ai microfoni di Radio24: “Mai abbiamo preso soldi da paesi stranieri”. Matteo Salvini prima avvisa tutti che ha pronti gli avvocati, se qualcuno si azzarda a chiamarlo in causa. “Ma comunque stiamo parlando di aria fritta, del nulla”, aggiunge. Venerdì al Copasir prenderà la parola Franco Gabrielli, sottosegretario con delega ai Servizi segreti. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che in campagna elettorale non sta facendo esattamente la parte del leone, adesso ruggisce: “Attenzione, il dossier potrebbe essere più d’uno.

Urso ha fatto una dichiarazione molto cauta, aspettiamo gli sviluppi”, accenna sornione. È un gioco degli specchi, allo stato fa fede quanto attesta il presidente del Copasir, costretto a ripeterlo più volte: “Non esistono notizie che riguardano l’Italia”. La responsabile Esteri del Pd, Lia Quartapelle, chiosa sull’atteggiamento difensivo del centrodestra: “Nervosismo crescente in FdI dopo le rivelazioni su finanziamenti russi a partiti europei: tweet scritti poi cancellati poi riscritti; una visita irrituale di Urso che si fa garante dell’alleanza. Evidentemente lo sbandierato atlantismo di Meloni non convince appieno”. A quel punto è Salvini a sfogarsi: “Mai chiesti e mai presi rubli, dollari o dinari dalla Russia, l’unica cosa che portai da Mosca furono Masha e Orso. Strano che ogni volta a dieci giorni dal voto arrivano queste fake news. Altro paio di maniche è tifare per la pace e non perché mi pagano per farlo. Se qualcuno ha preso dei soldi, lo dica. La Russia può aver anche pagato tre quarti dei partiti italiani, che ne so io. Se fai una denuncia dici chi, che cosa e come. Mi sembra che qualcuno a sinistra lo usi per non parlare di italiani e di bollette. Sono la mia priorità, non la Russia e la Finlandia”.

Postura più sobria per Carlo Calenda: “I finanziamenti dalla Russia li commento quando si saprà se sono arrivati in Italia e chi li ha presi. Siamo in campagna elettorale e c’è un dovere di serietà rispetto a questo. Dopo di che bisogna saperlo prima delle elezioni. È giusto che i cittadini sappiano se c’è qualcuno o qualche partito che prende soldi dalla Russia”. Interviene sull’argomento anche Matteo Renzi, che ieri ha presentato il progetto di Renew a Roma, lanciando il soggetto che prenderà le mosse dalla campagna di Italia sul Serio. “Non verrà mai fuori un rublo che finisce nelle tasche di un partito”, prevede il leader di Italia Viva, “Ma penso che qualcuno un giorno capirà che cosa è stata la campagna nel 2016 sulla Brexit e sul referendum in Italia”. Successivamente, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, ha aggiunto un ricordo: “Una volta mi è toccato chiamare Putin per dire che Russia Today doveva smettere di attaccare una parte politica. La Russia è sempre intervenuta ma questo non farà cambiare opinione agli italiani”. Vuole vederci chiaro un renziano rimasto nel Pd, il senatore Andrea Marcucci: “Ci sono molte dichiarazioni di Salvini ambigue sulla guerra in Ucraina, c’è il tentativo di proporre una stravagante mediazione di pace d’intesa con l’Ambasciata della Russia. In più c’è il lungo sodalizio tra la Lega e Russia Unita, partito di Putin.

Vedremo al Copasir se il rapporto tra Salvini ed il Cremlino è amore platonico o nasconde qualche convenienza”. Non si esime dal commentare la stessa ambasciata russa di Roma, su Facebook: “Washington sta ancora una volta tentando di accusare la Russia di ingerenze negli affari interni dei paesi occidentali, in particolare nel processo elettorale. E che cosa sarebbe questo, se non uno sfrontato tentativo di manipolare l’opinione pubblica alla vigilia delle elezioni?”. Tra gli americani spicca la convinzione del politologo Edward Luttwak: “Evidentemente ci sono anche italiani tra i politici che prendono soldi dai russi, ed anche dai cinesi”, dice all’Adnkronos. E prova a spiegare il retroscena: “Si è trattato di una stima fatta da un analista sulla base di specifiche informazioni riguardo specifici individui in diversi Paesi per rispondere a una domanda del Congresso. Quest’analista non ha messo i nomi, ma ha calcolato il totale per vedere il livello dello sforzo russo per influenzare la politica occidentale”. L’accusa è gravissima, ci vorrebbe una qualche prova, al di là delle stime a occhio. Anche perché FdI e Lega, come risulta agli atti, hanno votato per tutte le sanzioni contro Putin e per l’invio delle armi all’Ucraina. Ieri il Consiglio Europeo ha prorogato le sanzioni contro Mosca per altri sei mesi, fino al 15 marzo 2023.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.