Nicoletta Dosio, la anziana militante No-tav arrestata il 30 dicembre in Piemonte, ha scritto una lettera ai suoi compagni di lotta. Dice così:
«Sto bene, sono contenta della scelta che ho fatto perché è il risultato di una causa giusta e bella, la lotta No Tav che è anche la lotta per un modello di società diverso e nasce dalla consapevolezza che quello presente non è l’unico dei mondi possibili. Sento la solidarietà collettiva e provo di persona cosa sia una famiglia di lotta. L’appoggio e l’affetto che mi avete dimostrato quando sono stata arrestata, e le manifestazioni la cui eco mi è arrivata da lontano, confermano che la scelta è giusta e che potrò portarla fino in fondo con gioia. Parlo di voi alle altre detenute e ripeto che la solidarietà data a me è per tutte le donne e gli uomini che queste mura insensate rinchiudono. In questo stesso carcere ci sono anche altri cari compagni, Giorgio, Mattia e Luca che sento più che mai vicini ed abbraccio. Un abbraccio ed un bacio a tutte e tutti voi. Siamo dalla parte giusta. Avanti NoTav!».

Uno può anche dissentire dalle ultime due righe di questo appello (ognuno ha le sue legittime opinioni sulla Tav) ma è difficile essere d’accordo con la strampalatezza di questo arresto. Nicoletta Dosio è stata arrestata in seguito alla condanna definitiva a un anno di prigione, senza condizionale. Perché senza condizionale? Perché i giudici hanno stabilito che la Dosio è socialmente pericolosa e dunque occorre una misura eccezionalissima, come quelle che si usavano ai tempi del fascismo. Quanto è pericolosa la Dosio? 73 anni, insegnante di greco in pensione, incensurata. È accusata di reati particolarmente violenti? No, infatti non hanno potuto darle una condanna superiore a un anno. È accusata di avere partecipato a una manifestazione illegale ma non violenta, sette anni fa (e la prescrizione, a proposito?) davanti a un casello autostradale della Torino-Bardonecchia: un gruppo di manifestanti No tav aprì le barriere e, per una quarantina di minuti, fece passare le automobili senza pagare. Lungo processo, condanna, rifiuto della sospensione condizionale della pena. A questo punto Nicoletta si è rifiutata di chiedere le misure alternative e il giorno prima di fine anno è stata arrestata. È uno di quei casi di scuola nei quali solo la grazia presidenziale può risolvere un problema di autoaggrovigliamento della giustizia, in parte dovuto alla burocrazia in parte alle decisioni di giudici “un po’ così”.

Mattarella, giustamente, qualche settimana fa ha concesso la grazia a Umberto Bossi, che era stato condannato per vilipendio a Napolitano ( e lo stesso Napolitano aveva dato il via libera). Non rifiuterà la grazia a Nicoletta, anche se la professoressa non dovesse chiederla.