È una cosa analoga a quella che accade girando per le strade del centro di Roma, lastricate di blocchetti di basalto, i famosi “sampietrini”: Se ci passa un autobus, le sue ruote poggiano contemporaneamente su molti sampietrini e (buche a parte) i passeggeri non notano che la superficie non è liscia e uniforme come quella di una strada asfaltata. Ma quando è una ragazza a camminarci sopra con un paio di scarpe dal tacco sottile, ecco che il tacco si infila negli interstizi tra un sampietrino e l’altro e lei si accorge molto bene che la superficie è discontinua, essendo formata da blocchetti separati. Un inciampo simile ha la corrente elettrica quando scorre attraverso un circuito così stretto da essere formato da pochi atomi ed ecco perché non si può ridurre ad libitum la dimensione di un circuito.

Comprensibilmente, questa fisica quantistica era considerata una iattura dagli ingegneri, un effetto perverso che impediva lo sviluppo di dispositivi più sofisticati e il progresso in un settore strategico come quello della microelettronica. Ma, come si usa dire in diplomazia, «se non puoi eliminarlo, fattelo amico». Il comportamento assurdo dei sistemi quantistici poteva essere sfruttato a nostro vantaggio, per superare altri limiti delle attuali tecnologie? D’altronde, la capacità degli ingegni brillanti è quella di cogliere un’opportunità dove altri intravedono solo una catastrofe.
Qualcuno avanza un’ipotesi: se gli oggetti microscopici si comportano simultaneamente in molti modi diversi, come ci dice la fisica quantistica, magari possiamo sfruttare a nostro vantaggio questa loro capacità camaleontica. Normalmente i circuiti elettronici si basano su unità di calcolo, detti bit, in grado di assumere un solo valore: o zero, o uno. Vuoi vedere che, se sostituiamo i circuiti convenzionali con altri formati da elementi che seguono le leggi della fisica quantistica… le unità di calcolo, anziché valere o zero o uno, potranno valere sia zero che uno? Ma è una cosa folle! Avere un pallottoliere che, sulla stessa riga, ha una pallina e non ne ha nessuna. Sì, è folle, ma d’altronde anche la fisica quantistica lo è, quindi potrebbe funzionare.

E, infatti, i computer basati su unità di calcolo quantistiche, i bit quantistici, detti “qubit”, hanno cominciato a funzionare. C’è un prototipo all’Ibm di Zurigo a disposizione di chiunque richieda di utilizzarlo ed un altro modello, annunciato da Google, che dovrebbe essere messo in produzione nei prossimi anni. La potenza di calcolo di un computer quantistico è spaventosa.  Quello di Google avrebbe risolto in 30 secondi un problema che richiederebbe oltre un secolo al più potente supercalcolatore attualmente in uso. Tutti i nostri codici di sicurezza di banche e carte di credito sarebbero identificati e violati in una frazione di secondo. L’unico modo per evitarlo è far generare codici a un altro computer quantistico. Per riuscire a fermare l’esercito Romano, ai tempi della guerra sociale, fu addestrato dagli ex alleati un altro esercito che combattesse usando le stesse armi e le stesse tattiche. Aveva ragione Giambattista Vico, la storia si ripete.