Le indagini della Digos sull’assalto alla Cgil del 9 ottobre scorso hanno portato a ulteriori cinque indagati e quattro arrestati per devastazione e saccheggio. Il procuratore capo Michele Prestipino e il suo sostituto Gianfederica Dito avevano iscritto i nuovi nomi sul registro degli indagati. Tra loro c’è anche il leader catanese di Forza Nuova Giuseppe Bonanno Conti, finito agli arresti domiciliari. L’uomo, con precedenti specifici, è stato individuato in seguito all’esame ulteriore delle immagini. Insieme a lui ai domiciliari, un genovese attivista No Green pass. Le altre misure riguardano due romani incensurati, sottoposti all’obbligo di firma e un bolognese per il quale il gip ha disposto l’obbligo di dimora. Da quanto emerso dalle indagini, tutti e cinque avrebbero preso parte all’assalto della sede del sindacato.

I cinque avrebbero preso parte attiva nelle azioni di devastazione e saccheggio perpetrate. I reati contestati sono, oltre all’associazione, la devastazione ed il saccheggio, nonché la resistenza con violenza perpetrata ai danni delle forze dell’ordine impiegate nell’azione di contrasto dei disordini, nei quali sono rimaste coinvolte molte persone. A seguito del vaglio degli elementi raccolti, il Gip ha ritenuto necessaria l’emissione della misura degli arresti domiciliari nei confronti del responsabile catanese del movimento Forza Nuova e di un appartenente ai movimenti cosiddetto No Green Pass. Per i restanti, anch’essi appartenenti ai predetti movimenti sorti a seguito dell’emergenza pandemica, sono state disposte le misure cautelari dell’obbligo di dimora nel comune di residenza e della presentazione dinanzi alla Polizia Giudiziaria.

I magistrati che nei giorni scorsi avevano chiuso l’inchiesta madre nei confronti dei capi fra cui Roberto Fiore e Luciano Castellino stanno approfondendo il ruolo giocato dai nuovi iscritti. Contro di loro ci sarebbero incontestabili prove che derivano da riprese amatoriali fatte con i telefonini di alcuni partecipanti. A una prima ricostruzione i danni per le devastazioni nella sede Cgil raggiungono i 160mila euro. Distrutte scrivanie, stampanti, pc e arredi. Ma anche una tela per restaurare la quale c’è già una disponibilità da parte del ministero dei Beni culturali.

Il tribunale di Roma ha fissato per il prossimo 2 marzo la prima udienza del processo immediato per l’assalto. Resta il nodo risarcimenti. Al momento non c’è stata una formale offerta di risarcimento verso il sindacato per i danni procurati, ma nell’imminenza del processo potrebbe arrivare. Severe le motivazioni con le quali il gip aveva confermato per Fiore, Castellino e gli altri leader della protesta no vax gli arresti. In sostanza si era trattato di un attacco allo Stato secondo i magistrati.

“Non e’ certo il clamore di singole azioni estemporanee, vili e deprecabili, a minare la determinazione e la credibilita’ delle Istituzioni che, a tempo debito, in linea con la coscienza civile di questa citta’, sanno riscuotere i frutti del quotidiano e silente sforzo a garanzia della legalita’ democratica e del vivere civile”. Con queste parole il prefetto di Roma Matteo Piantedosi ha espresso “massimo orgoglio e gratitudine per l’ennesima prova offerta dagli uomini della Questura di Roma che, con le loro indagini coordinate della Procura della Repubblica, hanno assestato un ulteriore colpo ai responsabili dell’assalto alla Cgil del 9 ottobre scorso”

Redazione