A quattro anni dalle immagini che avevano fatto il giro d’Italia tra tv e giornali, è stato assolto perché per il giudice “il fatto non sussiste”. È il caso di Alberto Muraglia, il vigile urbano del Comune di Sanremo che divenne il simbolo dell’inchiesta ‘Furbetti del cartellino’ con le foto di quando timbrava in slip. Muraglia è stato assolto assieme ad altri nove dipendenti comunali di Sanremo che avevano chiesto di procedere secondo il rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta del 2015 che aveva coinvolto 42 dipendenti comunali.

“Il vaglio dei due filmati, verificati criticamente, dice che erano innocenti. Per cui il fatto non sussiste”, spiega il suo avvocato, Alessandro Moroni. Nel caso in cui era stato visto timbrare in mutande, Muraglia si era dimenticato di farlo prima di vestire la divisa e era uscito in slip per andare alla timbratrice a due passi dall’alloggio.

Oltre alle 10 assoluzioni, nei mesi scorsi erano stati concessi ad altri 16 imputati i patteggiamenti, mentre per altri 16 dipendenti è stato disposto il rinvio a giudizio. Per il sostituto procuratore Grazia Pradella “l’impianto accusatorio vede una sostanziale conferma in 16 patteggiamenti e 16 rinvii a giudizio. Per gli abbreviati leggeremo le motivazioni e decideremo il da farsi: vi erano prove considerate di spessore”

Già subito dopo lo scoppiare del caso, Muraglia si era difeso spiegando di essere estraneo ai fatti. “In tutta la mia carriera sono stato costretto a timbrare in slip in sei occasioni“, spiegava il vigile a ‘La Repubblica’. Si trattava sempre di “festivi, quando il mercato comunale è chiuso“, aveva precisato all’epoca Moraglia. Sempre in quell’intervista al quotidiano il vigile urbano si dava anche una spiegazione per l’inchiesta che lo aveva visto coinvolto: “Il mio alloggio, dove vivo con la mia famiglia, il mio ufficio e la timbratrice sono nello stesso edificio”. Per l’indagine Muraglia aveva perso casa e lavoro, ora alla luce della sentenza potrà chiedere il reintegro.