Sette anni di incubo, poi la sentenza che lo assolve con formula piena: il fatto non sussiste. Può lasciarsi andare ad un pianto liberatorio Michael Giffoni, ex ambasciatore italiano in Kosovo, assolto dopo 4 anni di processo e a sette anni da accuse infamanti.

Giffoni, 56enne originario di Teggiano, nel Salernitano, non ha mai formato una associazione a delinquere e non ha mai favorito l’immigrazione clandestina dal paese dei Balcani. Erano queste le accuse nei suoi confronti, lui che in 23 anni di incarichi diplomatici si era sempre messo in mostra per la grande competenza.

A capo della task-force per i Balcani dell’Alto rappresentante per la Politica estera Ue Javier Solana, quindi direttore per il Nord Africa alla Farnesina e dal 2008 al 2013 primo ambasciatore d’Italia in Kosovo, Giffoni nel 2014 era stato sospeso dal servizio.

Giffoni venne travolto da una inchiesta sui traffici di visti e permessi di soggiorno dall’ambasciata italiana a Pristina: tra chi aveva usufruito di questi documenti falsi c’erano anche tre terroristi jihadisti di origine kosovara, entrati in Italia facendo poi perdere le tracce, tranne per uno fattosi saltare in aria in un attentato in Iraq.

Ancora prima del processo la Farnesina lo caccia, espulso dal corpo diplomatico senza stipendio. Per due volte Giffoni fa ricorso al Tar e vince, con i giudici amministrativi che ordinano il reintegro. “Ma per due volte – racconta l’ex ambasciatore al Corriere della Sera – la Farnesina ribadì la mia destituzione: una a firma dell’allora ministra Federica Mogherini; la seconda, del segretario generale Elisabetta Belloni. Ero accusato di dolo e colpa grave, senza uno straccio di sentenza penale contro di me“.

La sentenza è arrivata ieri, lunedì 27 settembre, con l’assoluzione. Giffoni non aveva nulla a che vedere col suo collaboratore locale che tra il 2008 e il 2013 trafficava i visti e permessi di soggiorno falsi.

La fine di un incubo per Giffoni, pagato a caro prezzo: “Quel che mi hanno inflitto in questi sette anni e mezzo, per un ambasciatore equivale alla pena capitale. Sì, non lo dico io, lo dice una legge del 1953: la radiazione d’un diplomatico è equiparata alla fucilazione per alto tradimento in tempo di guerra… E loro m’hanno fucilato, senza alcun diritto di farlo. La mia vita è stata distrutta. Una prova durissima di resistenza fisica, morale e materiale. Mi hanno espulso dal corpo diplomatico, ho avuto due infarti, un ictus, un tumore, il mio matrimonio è finito, mi è rimasto vicino solo mio figlio di 12 anni e son dovuto tornare in casa da mia mamma, a sopravvivere con la sua pensione”, è lo sfogo dell’ex ambasciatore a Pristina col Corriere.

Ora Giffoni attende la riabilitazione dopo anni di fango, ma in Italia la questione si fa complicata. “In uno stato di diritto la mia riabilitazione dovrebbe essere automatica: non in Italia“, denuncia l’ex ambasciatore”. “Per me, fare l’ambasciatore era una missione e questo è il peggio: mi hanno destituito non solo dal mio lavoro, ma dalla mia vita e dalla mia anima”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia