Verso le elezioni
Astensione, promesse e slogan: così la politica ha perso la rotta
Il dato che emerge dalle urne non è una semplice flessione, ma un vero e proprio crollo verticale della partecipazione democratica. Il calo vertiginoso degli elettori certifica la disaffezione profonda di un Paese che non si riconosce più nell’offerta politica. Sembra di assistere alla scena classica del Titanic: la nave affonda, i problemi reali dei cittadini si accumulano, eppure la politica continua a suonare la sua melodia autoreferenziale, lontana anni luce dalla realtà. D’altronde, i presupposti di questa campagna elettorale non potevano partorire frutti diversi. Come si può pretendere fiducia quando il confronto si è abbassato a livelli grotteschi e degradanti? Tra l’uso distorto dell’intelligenza artificiale per colpire e denudare un’avversaria politica e il lancio a piene mani dell’epiteto di “cornuti” come argomento di dibattito, il baratro etico è stato ampiamente superato. Da un lato, l’Esecutivo si muove a suon di provvedimenti dal sapore marcatamente elettoralistico: vedi quello per la scuola, per il bollo auto, di tagli lineari ai ministeri per 100 milioni di euro, interventi che odorano di tatticismo immediato ma che non lasciano intravedere alcuna visione strategica a lungo termine. Qual è l’idea di futuro per l’Italia? Qual è la rotta che si intende seguire? Domande che restano drammaticamente senza risposta. Se la maggioranza naviga a vista, nel campo dell’opposizione e del centrosinistra la situazione non è certo migliore: la confusione regna sovrana.
Piuttosto che un’alternativa di governo coesa, si assiste a uno scontro permanente, tutti contro tutti, sia nel perimetro della coalizione sia all’interno dei singoli partiti. Basti pensare alle tensioni intestine al Partito Democratico attorno alle primarie, divise tra chi sostiene la candidatura solitaria della Schlein e chi reclama spazio per una linea riformista netta, alternativa e distante dalle ambiguità e dai posizionamenti del Movimento 5 Stelle e di Giuseppe Conte. A proposito del leader pentastellato, la sua linea economica continua a muoversi nel solco populistico più irresponsabile. Non pago del pesantissimo lascito ereditario di 253 miliardi di euro di buco di bilancio provocato da misure come il Superbonus e il reddito di cittadinanza, Conte rilancia oggi con la proposta di legge di regalare 15.000,00 euro a ogni cittadino al compimento del diciottesimo anno di età. Una promessa demagogica e finanziariamente insostenibile, che ignora del tutto la cruda realtà dei conti pubblici italiani. Sempre nel recinto del centrosinistra, poi, c’è chi torna a agitare le bandiere ideologiche della patrimoniale e della tassa sugli extraprofitti. Ma si fa finta di ignorare – o si ignora colpevolmente – un dato strutturale drammatico emerso proprio di recente: la metà degli italiani non paga l’Irpef o non versa tasse. Possibile che l’unica risposta al fisco iniquo sia sempre e solo la tassa punitiva per chi già le paga, senza avanzare una proposta seria, coraggiosa e radicale per la lotta all’evasione fiscale? Mentre si grida allo scandalo su temi cruciali come la scuola o si contesta – spesso solo per partito preso – la linea del governo Meloni sull’integrazione dei migranti, ci si dimentica della domanda fondamentale: esiste una proposta alternativa, credibile e organica da parte dei riformisti? O ci si limita a inseguire slogan e fronti contrapposti?
Il quadro della confusione strategica dell’opposizione si aggrava ulteriormente su una questione dirimente per il futuro del Paese: la collocazione internazionale dell’Italia e la posizione sulla guerra in Ucraina. All’interno del campo progressista e del centrosinistra continua a mancare una linea unitaria e chiara sul riarmo e sulla difesa comune europea. In questo vuoto, il Movimento 5 Stelle cerca di imporre una narrazione fortemente demagogica, riproponendo lo stantio ritornello dell’usiamo questi soldi per ospedali e scuole. Una scorciatoia populista che rimuove colpevolmente la portata storica della resistenza ucraina contro l’aggressione russa, dimostrando una totale incapacità di leggere gli equilibri geopolitici globali e impoverendo ulteriormente, in termini di credibilità e qualità, l’offerta politica complessiva del centrosinistra. Il quadro che resta è quello di un sistema politico ripiegato su sé stesso, incapace di parlare alla pancia e alla testa del Paese reale. Gli elettori lo hanno capito e hanno preferito la diserzione delle urne. Fintanto che la politica continuerà a suonare la sua piccola musica sulla tolda della nave che affonda il baratro dell’astensionismo continuerà ad allargarsi.
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