Washington batte cassa in Europa. L’amministrazione democratica di Joe Biden, che ha chiesto al Congresso uno stanziamento da 33 miliardi di dollari da destinare in aiuti all’Ucraina, l’ennesima tranche di aiuti economici e militari al governo di Kiev per resistere all’offensiva delle truppe fedeli a Vladimir Putin, vuole un impegno anche da parte dei partner europei.

È fondamentale che la mia richiesta di finanziamento venga approvata il prima possibile“, aveva scritto ieri il presidente su Twitter. L’alternativa, aveva aggiunto, è tra sostenere il popolo ucraino mentre difende il suo Paese o “restare a guardare mentre i russi continuano le loro atrocità e aggressioni”.

Proprio ieri il New York Times ha scritto che con il nuovo stanziamento di fondi per l’Ucraina, gli Stati Uniti si trovano ora a spendere per il conflitto a Kiev più di quanto abbiano fatto per finanziare la loro guerra in Afghanistan.

Il pressing è iniziato nei giorni scorsi dallo stesso Biden e dal suo segretario di Stato Antony Blinken, con l’obiettivo di spingere i ‘big’ del Vecchio Continente come Germania, Francia, Regno Unito e Italia a fare di più per la causa ucraina.

Come? La proposta arrivata sul tavolo delle cancellerie europee è quella di mettere a disposizione di Volodymyr Zelelensky aiuti economici “proporzionali” a quelli americani, ovvero in rapporto al prodotto interno lordo di ciascun paese. L’Italia, come sottolinea il Corriere della Sera, dovrebbe mettere sul tavolo una cifra intorno ai 3 miliardi di dollari.

Al momento però un tale impegno economico per il governo Draghi appare complicato, non solo dal punto di vista dei conti pubblici già disastrati dopo oltre due anni di pandemia, ma anche sul piano politico, con la maggioranza già spaccata sull’invio di armi a Kiev.

Ma anche nel resto d’Europa la situazione non è molto diversa. A complicare le cose è anche il prossimo pacchetto di sanzioni che Bruxelles si prepara a varare, che dovrebbe contenere anche l’atteso embargo per il petrolio russo. Un provvedimento che sarà un ulteriore prova di ‘stress’ per le economie europee. 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia