Joe resiste, Donald studia da re
Biden senza amici a Rehoboth Beach. Sale il pressing dei dem: “Dimettiti”. E Trump reclama pieni poteri per rispedire a casa i clandestini

L’America, nel senso degli Stati Uniti d’America, non si era mai trovata in una situazione del genere. Su una elegante spiaggia di Rehoboth Beach, a Wilmington, il presidente in carica Joe Biden è solo. Seduto su una sdraio, nel silenzio quasi assoluto rotto dalle onde, e riceve in processione e con mestizia gli amici e collaboratori del Partito democratico che lo vanno a supplicare di ritirarsi in quella bella casa nel Delaware e di mollare la corsa alla Casa Bianca.
Il passo di lato
Poi gli amici vanno via, subito assaliti dai reporter del New York Times e degli altri grandi giornali in attesa fuori dal cancello. Ciascuno ripete che Joe Biden ormai ammette la necessità di staccare la spina perché sta uscendo dalla fase della testarda difesa del suo decadimento, per ammettere che se i suoi medici glielo chiedessero (Biden ha preso anche il Covid) lui “could consider” l’eventualità di abbandonare la corsa. Per ora Joe resiste e annuncia: “Non vedo l’ora di tornare in campagna elettorale la prossima settimana”. Ma la sensazione è che nel giro di giorni (se non di ore) ci sarà il passo di lato e allora il Partito democratico dovrà fare un rush pazzesco (lo sta già facendo, in segreto) per trovare un candidato, maschio o femmina, capace di arrestare l’irresistibile galoppata di Donald Trump.
Michelle Obama e Robert Kennedy Jr.,
Chi si candida? La più corteggiata è Michelle Obama, che ha un effetto unificante e che è considerata una delle più affascinanti e indipendenti First Lady della storia. Poi ci sarebbe Robert Kennedy Jr. che diversamente da suo padre – ucciso a revolverate nel 1968 mentre stava vincendo la sua campagna elettorale per la Casa Bianca – è uno scaltro parlamentare che sogna di riportare alla gloria la famiglia di John Fitzgerald, suo fratello presidente, al quale Marilyn Monroe dedicava canzoni cantate con raro erotismo.
I Repubblicani
Vecchie glorie e largo ai giovani, ma proprio mentre parliamo e prima che Biden annunci la sua decisione nessuno vuole parlare. Semmai parla Putin. Il presidente russo è un appassionato osservatore e spesso attore delle campagne americane. Ha espresso la sua soddisfazione per la nomina del repubblicano Vance, che si oppone strenuamente all’invio di altre armi in Ucraina e su questo punto il candidato vicepresidente la pensa esattamente come il suo dante causa: Donald. Il candidato repubblicano si sente ormai padrone della scena politica perché è riuscito a imporre all’intero partito dell’elefante, il Grand Old Party, un obbiettivo rivoluzionario che contrasta radicalmente col mondo dei conservatori seguaci di Ronald Reagan e suoi successori. “La rivoluzione la faccio io, non i conservatori”, ha detto più volte. Con chi e a favore di chi? Con e per la classe sociale più sfigata degli Stati Uniti che secondo molti (tra cui Trump) non sono gli afroamericani, né i latinos e tantomeno gli asiatici, ma il brutto anatroccolo americano di cui ridiamo e che sarebbe maggioranza, ma lo ignora.
L’americano medio
Il brutto anatroccolo è l’americano medio, del Midwest e delle montagne, cacciatore e contadino, quasi analfabeta – come lo descriveva il geniale fumettista Al Capp per la gioia dei lettori di Linus – che non ha fatto il college, è un rozzo ignorantone di buon cuore e di birra mediocre, che non va in palestra e mangia junk food che lo rende obeso. Gli Stati Uniti sono l’unico paese dove i poveri sono grassi e i ricchi magri e palestrati. Loro, tenuti sotto col tacco degli intellettuali e capitalisti, dovrebbero essere la maggioranza silenziata cui Trump promette la riscossa in cambio dell’elezione alla Casa Bianca. Trump ha spiegato che, per raggiungere questo obiettivo e restituire ai bianchi poveri ciò che gli è stato confiscato, deve avere il pieno controllo su tutti gli organi di governo (compreso l’FBI e il sistema giudiziario). “Comando io e non voglio tra i piedi i vecchi manipolatori repubblicani del passato. Check and balances? Nessuno”.
Il Trump pensiero
Il Presidente degli Stati Uniti è una figura senza uguali perché concepita come un monarca repubblicano, ma pur sempre un monarca quasi assoluto, in un’epoca – quella della Rivoluzione americana – in cui non esistevano altre Repubbliche oltre la Serenissima di Venezia. Questo è il fondamento del Trump-pensiero che col primo discorso a chiusura della convention di Milwaukee The Donald ha annunciato con un discorso unificante. E ha aggiunto che dipenderà dalle sinistre se scegliere di aderire o resistere. Reclama i pieni poteri per una rivoluzione pacifica, finché nessuno si opporrà con azioni illegali. Quanto a sé stesso, tutto ciò che farà sarà legale per la natura intrinseca della sua figura costituzionale degli Stati Uniti che è di fatto un re. Nota: la gigantesca carta Costituzionale americana, con tutti i suoi emendamenti, è un’enciclopedia grande come un mare in cui ciascuno può veleggiare con molta libertà e di fatto la Corte Suprema ha appena decretato che un presidente americano è per sua natura immune. Non puoi trascinarlo nei tribunali. E giusto due giorni fa Trump è stato assolto dall’accusa di custodire senza permesso carte segrete nella sua magione, come del resto hanno fatto anche Obama e lo stesso Biden. Ma immunità alla fine vuol dire impunità e Trump si vanta di aver restituito la natura divina alla carica e di non vulnerabile dalla legge.
Le motivazioni di Trump somigliano, cambiati i tempi, a quelle usate dal generale Napoleone Bonaparte, per giustificare il colpo di Stato del 18 brumaio e poi auto-proclamandosi imperatore. Con una corona illegittima sulla testa, Napoleone si divertì a scombinare attraverso matrimoni e alleanze le decrepite teste coronate europee. Nella visione di Trump non ci sono altre teste coronate che la sua e la Corte Suprema gli ha dato ragione con una sentenza che riconosce al presidente l’immunità perpetua. Trump non ha inventato nulla, ma pretende che il ruolo del presidente sia di fatto quello di un “benevolent dictator” come lo furono George Washington, Jefferson e altri presidenti che non amavano la democrazia ma solo la Costituzione. Che è sia la Bibbia che l’autobiografia del popolo americano, già dotato degli strumenti amministrativi della democrazia coloniale britannica.
La chiave J.D. Vance
La scelta di J.D. Vance come numero due alla Casa Bianca è la chiave di questo progetto: il senatore dell’Ohio, con i suoi 39 anni e un passato nel corpo dei Marines durante la guerra in Iraq, viene da una famiglia guidata da una vedova povera ed eroica. Il simbolo della vera madre americana nella povertà e nell’onore. E Vance l’ha esibita – un quarto d’ora di applausi sfrenati e lei che piangeva per la commozione – con un bellissimo discorso al congresso di Milwaukee, esponendola alla santificazione: l’eroica madre di provincia che tira su i figli senza lusso e molta dignità, sperando nella rivoluzione attesa fin dai tempi di Bill Clinton (che veniva dalla provincialissima Little Rock, capitale dell’Arkansas) per restituire il potere alla sottomessa classe dei bianchi poveri cui si riferisce l’America First, lo slogan con cui si è presentato Trump in politica. La riserva elettorale di Trump: la più diffusa e derisa minoranza etnica degli Stati Uniti, costretta a cedere il passo a tutte le minoranze etniche, culturali, razziali, il cui rango più basso è quello dei Rednecks, i contadinacci incolti evocati dal libro di Vance, best seller negli Stati Uniti e in Cina.
Il libro si chiama “Hillbilly Elegy”, tradotto in italiano come “Elegia americana”, un testo bellissimo che ha generato un film fallimentare. Ed è un memoir sentimentale e sociale scritto cinque anni fa dall’attuale candidato vicepresidente, in cui racconta la sua vita, la sua infanzia e adolescenza in un’America che disprezza soprattutto i bianchi non laureati, i bifolchi violenti e fascisti che costituiscono lo stereotipo obeso e ubriaco dell’americano ignorante. “Hillbilly” contiene un giudizio politico sui lavoratori delle miniere, dei campi e dei mestieri più umili, ovvero lo stereotipo dell’americano sbracato davanti al televisore tra hot dogs e lattine di birra che fa ridere noi sdegnosi europei. Il bifolco con sentimenti reazionari agli antipodi di quelli delle grandi metropoli come New York, San Francisco e Los Angeles.
L’età che avanza
Quando Donald Trump e J.D. Vance si sono conosciuti e fiutati a vicenda hanno capito che potevano formare la miscela politica più esplosiva che copre sia l’elettorato disprezzato e arrabbiato, sia gli intellettuali, perché Vance è certamente un intellettuale di parlata forbita, con laurea e PhD. E – quel che più conta – è giovane in una tornata elettorale che ha nauseato tutti gli americani per lo stato decrepito di Joe Biden, che dà la parola al presidente ucraino Zelensky chiamandolo col nome del suo arcinemico Vladimir Putin. Uno shock per tutto il mondo. E anche The Donald, benché impavido e spavaldo, ha i suoi anni, 78 e che in caso di vittoria finirà il mandato a 82.
Trump ha un rapporto molto complicato ma vivo con il miliardario Elon Musk che prepara il suo viaggio su Marte e con cui può mettere insieme l’elettorato dell’America dei bifolchi abbandonati, con quello opposto dei grandi fabbricatori di ricchezza e di idee rivoluzionarie e audaci. Per questo Trump ha bisogno – lui dice – dei pieni poteri amministrativi per far fuori almeno 50mila burocrati potentissimi, i mezzi per rispedire a casa loro con tutti i clandestini annidati nelle nicchie tenebrose delle periferie urbane. Il candidato nutre per i conservatori del suo partito gli stessi sentimenti che aveva Hitler per le SA di Ernst Röhm, che fece eliminare durante la notte dei lunghi coltelli. Trump difende la sua rivoluzione contro i conservatori dell’Heritage Foundation presieduta da Kevin Roberts. Roberts ha sposato la causa trumpiana, ma con la puzza sotto il naso e Trump deve ancora decidere se fargli fare la fine (politica) di Röhm o tenerlo. Intanto è l’Heritage Foundation che diffonde i punti essenziali del Projects 2025.
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