La lunga scia della repressione in Bielorussia non finisce, anzi. Le due giornaliste Katerina Bakhvalova 27enne e Daria Chultsova 23enne, sono state condannate giovedì da un tribunale bielorusso a due anni di prigione. Entrambe erano accusate di incoraggiamento a manifestare contro il governo di Alexander Lukashenko, presidente in carica dal 1994.

Le due giornaliste lavorano per Belsat, un programma televisivo con sede a Varsavia che offre ai bielorussi un’alternativa alla televisione statale. La leader dell’opposizione bielorussa Svetlana Georgiyevna Tikhanovskaya ha commentato così su Tweeter la sentenza: “Le giornaliste Darya Chultsova e Katsiaryna Andreyeva sono state condannate a 2 anni di prigione per un live stream del ricordo di Bondarenko a novembre. Basta guardare Darya e Katsiaryna: forti, sorridenti, e salutano i loro cari attraverso le sbarre. Lukashenko non può spezzarci”.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Tikhanovskaya, in esilio in Lituania, ha lanciato un appello a tutti gli italiani: “Scrivete, mandate lettere ai nostri pirigionieri politici, tutto quello che stiamo facendo adesso è solo una piccola goccia che, unita ad altre gocce, formerà un oceano, un’ondata di solidarietà che ci aiuterà nella nostra lotta”.

Secondo Tikhanovskaya, definita dal giornale americano Times una delle giovani leader più influenti nel mondo, “la situazione in Bielorussia è peggiorata, noi non abbiamo smesso di lottare e continuiamo nonostante l’indifferenza, nonostante le migliaia di persone incarcerate”.

Washington in merito alla condanna delle due ragazze ha preso restrizioni nei confronti di 43 funzionari bielorussi, coinvolti nell’arresto delle due giornaliste. L’accusa è limitazione alla democrazia.

Antony Blinken, segretario americano ha dichiarato la preoccupazione americana nei confronti della violenta repressione del presidente Lukashenko contro tutti i giornalisti, attivisti e manifestanti, riuniti in maniera pacifica per protestare.

Proteste nate per la morte di Roman Bondaresko, morto secondo i manifestanti in un ospedale dopo esser stato picchiato dalle forze di polizia bielorusse.

La repressione del regime bielorusso ha provocato nuove sanzioni dai paesi occidentali ma nonostante ciò Lukashenko non ha alcuna intenzione di dimettersi e ad oggi la sua decisione è appoggiata da Mosca, interessata ad usare il Paese come mezzo per schierarsi contro l’Unione Europea e la NATO.

Laureata in relazioni internazionali e politica globale al The American University of Rome nel 2018 con un master in Sistemi e tecnologie Elettroniche per la sicurezza la difesa e l'intelligence all'Università degli studi di roma "Tor Vergata". Appassionata di politica internazionale e tecnologia