Quattordici lunghi anni per porre fine a un calvario giudiziario iniziato nel peggiore dei modi (il suicidio di un assessore comunale) e andato avanti con una tesi, quella della Procura, bocciata oggi dai giudici della Corte di Appello di Napoli che hanno assolto il consigliere regionale Marco Nonno dall’accusa di devastazione. Quattro le condanne, sempre per devastazione, nei confronti di alcuni ex esponenti del tifo organizzato napoletano.

Non c’era alcuna regia di politici e imprenditori locali dietro le proteste, gli scontri e gli incidenti avvenuti nel gennaio del 2008 lungo via Montagna Spaccata a Pianura per la riapertura della discarica di contrada Pisani, chiusa da oltre 10 anni, decisa dall’allora governo Prodi.

Se regia c’era, era quella di un intero quartiere, o quasi, sceso in strada a protestare sia a fine dicembre 2007 che a inizio gennaio 2008 per impedire con tutte le forze l’apertura di una discarica le cui conseguenze si pagano tutt’oggi tra incidenza di tumori elevata nella zona e disastro ambientale (si perché non c’è mai stata alcuna bonifica).

Nonno, assolto dall’accusa di devastazione, è stato invece condannato a due anni (pena sospesa) per resistenza a pubblico ufficiale. Per lui la procura generale aveva chiesto 8 anni di reclusione, sei mesi in meno della condanna inflitta in primo grado. Difeso dai penalisti Giovanni Bellerè e Massimo Fumo, l’allora consigliere comunale di Napoli venne condannato in primo grado a 8 anni e mezzo di reclusione, nel maggio del 2014, insieme con altri imputati, tra cui esponenti dei gruppi Ultrà (Teste Matte) del Napoli. Secondo gli inquirenti, le indagini all’epoca furono condotte dal pm Antonello Ardituro, e anche secondo i giudici di primo grado, nel quartiere Pianura ci fu patto tra imprenditori che avevano realizzato costruzioni abusive, politici e ultrà per scongiurare, ma con la violenza, la riapertura della discarica di contrada Pisani per fronteggiare l’emergenza rifiuti che all’epoca attanagliava la città e la regione.

Secondo la tesi accusatoria, che non ha retto in Appello, la riapertura della discarica avrebbe danneggiato gli interessi degli imprenditori che sarebbero stati costretti a vendere le abitazioni abusive a prezzi ancora più bassi. Durante la protesta vennero attuati dei blocchi stradali e vennero anche dati alle fiamme dei bus.

Alla proteste come esponenti politici del territorio parteciparono sia Marco Nonno (all’epoca in quota Alleanza Nazionale) che l’ex assessore Giorgio Nugnes (Pd) morto suicida nel novembre del 2008 dopo il blitz del 6 ottobre nei confronti di 37 persone, tra cui gli stessi Nonno (finito in carcere) e Nugnes (prima ai domiciliari poi sottoposto al divieto di dimora a Pianura). Quest’ultimi subì la visita di oltre una decina di uomini della Dia (Direzione Investigativa Antimafia). Un vero e proprio show mediatico con i media scatenati a pubblicare nei giorni successivi anche le più inutili intercettazioni.

Con l’assoluzione di oggi di Nonno (la Procura può sempre ricorrere, così come i legali del consigliere contro la condanna per resistenza), cade l’interdizione anche dai pubblici uffici ricevuta in primo grado. “E’ stato un processo lungo, nel corso del quale sono stati ascoltati oltre cento testimoni” dichiara l’avvocato Bellerè. “Nei confronti del mio assistito non si applica la legge Severino perché la condanna di oggi non è arrivata per un reato contro la pubblica amministrazione”.

Lacrime e soddisfazione per il consigliere regionale di Fratelli d’Italia: “Il mio pensiero va a Giorgio Nugnes che in questa vicenda è l’unico a pagare. I miei avvocati, dal primo momento, avevano sempre sostenuto che ciò che avevo messo in atto non era stato altro che una resistenza pacifica, un atto che con le devastazioni non aveva nulla a che fare”.

“Dopo 14 anni – ha aggiunto Marco Nonno – un Collegio giudicante che ti fa ben sperare nella Giustizia, che ha studiato l’iter processuale, sancisce quello che ci era già chiaro dal primo momento e che ora è altrettanto chiaro anche ai giudici”. “Quella fu – conclude Nonno – una protesta sacrosanta per impedire una ingiustizia per il quartiere di Pianura che per 42 anni ha sopportato la presenza di una discarica. Accanto alla nostra protesta istituzionale e pacifica, portata avanti insieme a Nugnes, poi, purtroppo c’è stato chi si è reso protagonista di uno sfogo violento”.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.