Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha annunciato oggi le sue dimissioni con un discorso trasmesso dalla televisione nazionale. La decisione e’ stata comunicata dopo che a chiedere al capo dello Stato di lasciare erano stati i vertici delle Forze armate. Al potere dal 2005, primo presidente con origini native della storia della Bolivia, Morales era stato rieletto il mese scorso con un scrutinio contestato. L’annuncio della sua conferma aveva innescato settimane di proteste di piazza, tensioni e violenze. Insieme al presidente sudamericano si è dimesso anche il vice presidente Alvaro Garcia Linera, il quale ha definito la situazione “un colpo di Stato”. Oltre al presidente e il suo vice anche altri funzionari hanno deciso di dimettersi a seguito di minacce e aggressioni contro i propri familiari. La stessa sorella di Morales era stata minacciata. Più fonti riferiscono che il presidente ha lasciato in giornata la capitale La Paz in aereo, partendo dallo scalo di El Alto in direzione Argentina.

GLI AGGIORNAMENTI – Nella notte è trapelata la notizia che il presidente sudamericano non ha lasciato la Bolivia, come era stato inizialmente detto dai media locali. L’aereo che è stato visto allontanarsi non era diretto in Argentina bensì nel Chepare, una una delle province del dipartimento di Cochabamba, nella zona centrale della Bolivia. Morales, infatti, ha riferito che anche in futuro risiederà nella zona tropicale di Cochabamba, dove ha avuto inizio la sua attività politica. Con queste sue dichiarazioni mette così a tacere le voci che lo vedevano coinvolto in una fuga dal Paese.

Nelle ultime ore l’agente di polizia leader del movimento dei comitati civici, Luis Fernando Camacho ha annunciato l’ordine di cattura nei suoi confronti.  Il capo del Comitè pro Santa Cruz ha affermato: “E’ confermato, esiste un ordine di cattura per Evo Morales. La polizia ed i militari lo stanno cercando nel Chapare, luogo dove si è nascosto.” Infine ha aggiunto: “I militari gli hanno tolto l’aereo presidenziale e lui è nascosto nel Chapare, e lo cercano. Giustizia.”

Dopo questo annuncio, l’opposizione passa ai fatti cominciando dalla casa di Evo Morales che viene distrutta e saccheggiata. I guarimberos boliviani hanno fatto invasione nella dimora del presidente scrivendo offese nei suoi confronti, come testimoniato dalle immagini riportate dall’emittente televisivo teleSUR.

A seguito di queste ultime notizie, il presidente Morales si è espresso così attraverso un messaggio su twitter: “Denuncio al mondo e al popolo boliviano che un agente di polizia ha annunciato pubblicamente che gli è stato ordinato di eseguire un mandato di arresto illegale contro di me; allo stesso modo, gruppi violenti hanno assaltato la mia casa. I golpisti distruggono lo Stato di Diritto.”

 

Dopo qualche ora il comandante della polizia nazionale della Bolivia, Yuri Calderon, ha negato che sia stato emesso un mandato di arresto contro il presidente Evo Morales. “La polizia boliviana non può emettere mandati di cattura”, ha detto Calderon in un’intervista al canale Unitel. “È un potere del Pubblico Ministero ordinare mandati di arresto, la polizia boliviana li esegue solamente. E voglio far sapere alla popolazione boliviana che non esiste un mandato di arresto contro funzionari statali come Evo Morales e i suoi ministri”, ha sottolineato.

Non passano molte ore dalle sue dichiarazioni, eppure sul sito del quotidiano El Deber trapela la notizia che il generale Calderon ha presentato le sue dimissioni. Il motivo risalirebbe alle critiche ricevute dall’interno dell’istituzione della polizia e da una buona parte della popolazione che lo accusa di essere schierato con il governo di Evo Morales. Ciò viene confermato dal direttore dell’unità di comunicazione della polizia boliviana, Ruddy Uria, il quale afferma che lo Stato maggiore ha chiesto al generale di dimettersi. Ora la polizia del Paese sudamericano attende la nomina di un nuovo capo ad interim.