La pandemia è stata un duro banco di prova per il turismo: un’economia che, oltre a incidere per il 13% sul nostro Pil e a occupare il 15% della forza lavoro, costituisce anche un volano di sviluppo per tutto il nostro “Made in Italy”. La quarta edizione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, a cura di Roberta Garibaldi, docente di Tourism Management all’Università degli Studi di Bergamo e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, restituisce un quadro aggiornato del ruolo dell’enogastronomia nel turismo, con attenzione particolare ai nuovi bisogni emersi con la pandemia di Covid-19.

I dati provvisori Istat 2020 denunciano un calo di presenze nelle strutture ricettive di oltre il 50% che si accompagna alla conseguente perdita di circa 340mila occupati nel 2020. Il calo del fatturato è pari al 55% nella ricettività e al 37% nella ristorazione. Eppure, come si legge nel Rapporto, la qualità del tessuto imprenditoriale italiano dell’agroalimentare e della ristorazione è senz’altro un punto fermo da cui ripartire. In futuro, infatti, l’azienda agroalimentare si presenterà sempre di più come «ambassador di una società territoriale evoluta», la cui capacità di attrazione dipenderà proprio dalla sua «predisposizione a generare valore per il turista, per il residente e per tutta la comunità collegata».

Ed ecco l’identikit del turista enogastronomico secondo il Rapporto: «Sempre più esigente, cerca luoghi belli ma che abbiano anche una comunità locale accogliente, con una offerta enogastronomica di qualità: gli piace esplorare e ama collegare alle degustazioni, lo shopping, le visite culturali e lo sport». «La crescita del fenomeno enogastronomico è costante», spiega Roberta Garibaldi: «Se nel 2016 soltanto il 21% degli intervistati aveva svolto almeno un viaggio con principale motivazione legata a quest’ambito nei tre anni precedenti, per poi salire al 30% del 2018 e al 45% del 2019, con l’analisi 2021 la percentuale cresce fino al 55%». L’impatto della crisi innescata dal Covid pesa sul numero di esperienze fruite – che diminuiscono in media del 27% rispetto al 2019 – e sul potere di spesa. Ma se la pandemia ha frenato la possibilità di vivere esperienze, i dati ci mostrano una crescente attenzione al tema enogastronomico oltre al nuovo profilo del turista: aumenta del 10% il numero dei “viaggiatori del gusto”, ossia di chi viaggia mosso dalla principale motivazione di vivere l’enogastronomia dei luoghi che visita.

Trekking tra i vigneti, passeggiate in bicicletta lungo le strade bianche e le sempre più attrezzate piste ciclabili, «l’approccio attivo dell’enogastroturista» è destinato a crescere e, oltre alla mobilità green, si svilupperà sempre di più il suo coinvolgimento nelle attività quotidiane delle aziende: «Vendemmia collettiva, semina, mungitura e vacanza a contatto con gli animali». Un’occasione da intercettare per le aziende agroalimentari, con un approccio che metta, almeno nel medio termine, «la sicurezza al centro dell’ospitalità». Quest’anno l’effetto dell’emergenza sanitaria sui programmi dei turisti farà della campagna la seconda meta di vacanza subito dopo il mare. Come rileva un’indagine Coldiretti/Notosondaggi, quasi un italiano su cinque (17%) questa estate trascorrerà le proprie ferie in campagna, parchi naturali e oasi, coniugando la voglia di normalità con la garanzia di stare in sicurezza senza rischiare gli affollamenti. E un ruolo strategico sarà svolto anche dai 24mila agriturismi diffusi su tutto il territorio nazionale.

Ho scritto “Opus Gay", un saggio inchiesta su omofobia e morale sessuale cattolica, ho fondato GnamGlam, progetto sull'agroalimentare. Sono tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati e mi interesso da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Lavoro a +Europa.