Boris Pasternak fu scrittore, poeta e romanziere tra i più influenti del Novecento. Tra i più rilevanti sia per la letteratura russa che per quella mondiale. Vinse il Premio Nobel, che però fu costretto a rifiutare. La sua fama è legata soprattutto al romanzo Il dottor Zivago, che venne pubblicato in Italia da Feltrinelli e in Unione Sovietica soltanto trent’anni dopo. Google gli ha dedicato il suo doodle in occasione del suo compleanno.

Boris Leonidovič Pasternak nacque il 10 febbraio 1890 a Mosca. Entrò nella vita intellettuale russa con il cubofuturismo, e quindi l’avanguardia letteraria, anche se non fu mai parte dell’ala estrema di quell’avanguardia. Pasternak non dimenticò mai la tradizione della grande poesia e del grande romanzo russo. Il dottor Zivago, come riconosciuto dalla critica mondiale si inserisce nella scia dei grandi classici del romanzo russo, come ha scritto il Premio Nobel italiano Eugenio Montale, “per l’ampiezza del quadro e per la primordialità delle passioni nella tradizione tolstoiana”.

Zivago fu scritto nella dacia di Peredelkino, presso Mosca, dove Pasternak si ritirò nel 1930 e dove morì il 30 maggio 1960. Attorno a lui, in Unione Sovietica, il gelo dell’ambiente letterario e la diffidenza della propaganda. Il 10 dicembre del 1958, a Stoccolma, erano presenti tutti i vincitori del Nobel tranne lo scrittore russo. “Loro maestà reali, signore e signori, il premio Nobel per la Letteratura quest’anno è stato assegnato allo scrittore sovietico Boris Pasternak, per il suo contributo significativo sia alla poesia contemporanea che alla grande tradizione della narrativa russa. Come sapete, il premiato ha comunicato che non desidera ricevere il premio. Questo rifiuto non comporta naturalmente nessuna modifica per quanto riguarda la validità della sua assegnazione. All’Accademia rimane soltanto da annotare con rammarico che l’assegnazione del premio non potrà avere luogo”, disse l’allora segretario dell’Accademia svedese Anders Osterling.

Alla segreteria del Premio, lo scrittore aveva scritto un telegramma, sette parole: “Immensamente grato, commosso orgoglioso, meravigliato, confuso. Pasternak”. Da subito fu attaccato dalla stampa russa. Venne definito traditore. Pasternak scrisse infatti un secondo messaggio all’Accademia, prima della premiazione, giustificandosi per il rifiuto: “Per il significato che a questo premio è stato dato dalla società alla quale appartengo”. Non volle mai lasciare il suo Paese.

Era figlio di un pittore impressionista e di una pianista. Entrambi amici di quello che da molti è considerato il più grande scrittore russo di tutti i tempi, Lev Tolstoj. Boris studiò composizione al conservatorio e filosofia. Le sue prime raccolte di poesie furono quasi completamente ignorate.

Scrisse un solo romanzo, Il dottor Zivago, tra il 1946 e il 1956. Un romanzo che attraversa la Russia dalla Prima Guerra Mondiale alla Rivoluzione del 1917 sullo sfondo di un grande amore. La pubblicazione fu bloccata in patria. L’Italia il primo Paese a pubblicarlo, da Giangiacomo Feltrinelli, nonostante le pressioni dall’Urss per bloccarlo. Dall’opera venne tratto un celebre film con Omar Sharif, Julie Christie e Geraldine Chaplin.

Antonio Lamorte