Il suo cognome è troppo ingombrante anche per poter giocare a calcio, pagando senza motivo le colpe del padre e soprattutto del prozio, quel Benedetto ‘Nitto’ Santapaola considerato tra i boss più importanti di Cosa Nostra, condannato all’ergastolo nel maxiprocesso di Palermo per l’omicidio del giornalista Pippo Fava.

Pietro Junior Santapaola, 19 anni, con la malavita però non ha mai avuto nulla a che vedere: a gennaio il Cosenza, formazione calabrese che milita in Serie B, lo aveva prelevato dall’ACR Messina direttamente tra i Dilettanti.

Santapaola fino a marzo si allena regolarmente con la formazione Primavera del Cosenza fino a quando un dipendente della società, via WhatsApp, gli comunica l’interruzione del rapporto. Un fulmine a ciel sereno per Pietro Junior, che con l’avvocato Salvatore Silvestro presenta denuncia ai carabinieri di Messina e alla Procura di Cosenza, inoltrando il carteggio anche alla Federazione italiana gioco calcio, alla procura federale e alla Lega di Serie B.

Per l’avvocato Pietro dal 3 marzo scorso “è stato completamente emarginato dalla squadra – ha spiegato Silvestro a Repubblicaesclusivamente alla luce dei precedenti del padre. È stato trattato come un criminale, ghettizzato, e quando ho chiesto spiegazioni via mail al presidente del Cosenza non ho ricevuto alcuna risposta. Inoltre, la decisione, non gli è stata comunicata dal presidente, bensì da altri dirigenti”.

Pietro Santapaola Jr paga così il cognome scomodo del prozio e del padre, coinvolto in una operazione di polizia e condannato recentemente a 12 anni. Ma l’attaccante 19enne con gli ambienti criminali non ha nulla a che vedere, come denuncia al Corriere: “Non sono un criminale, non sono un mafioso. Mi hanno tagliato gambe, sogni e speranze. E mi sento a pezzi”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia