E così accade che Jole Santelli (a proposito: chapeau!) cala un asso mica male con la nomina del Capitano Ultimo ad assessore regionale i paladini della legalità d’un tratto diventano afoni. Ora, intendiamoci, approvazione o meno da parte di costoro la sostanza politica della questione non cambia di molto però ecco: c’è questo particolare, se volete pure marginale, ma assai interessante: come mai i professionisti dell’antimafia (copyright Sciascia) rimangono silenti di fronte a questo scatto d’orgoglio della nuova giunta calabrese?

La neo governatrice forzista mette a segno un colpo di tutto rispetto e, tanto per non fare nomi, Don Ciotti non pervenuto, Saviano idem, Di Matteo pure. Ergo, preti, giornalisti, magistrati, intellettuali, ovvero quanto di meglio la “famigerata” società civile è riuscita a mettere in campo contro la malavita organizzata, non ha proferito verbo ad un segnale importante, oltre che coraggioso, fornito da una classe politica meridionale per anni, e spesso a ragione, bersaglio degli strali di una certa intellighenzia, i cui esponenti ho menzionato poc’anzi.

E quindi, vuoi perché la retorica resistenziale diviene poca cosa davanti a colui che le mafie le ha combattute non facendo diventare famoso il proprio volto ma celando questo agli sguardi del mondo; vuoi perché la Santelli ha il difetto d’origine di appartenere a Forza Italia che, nonostante i straordinari successi ottenuti contro le associazioni malavitose durante gli anni dei governi Berlusconi, un certo mainstrem ha sempre tacciato di contiguità e ambiguità con camorra, ‘ndrangheta e derivati; vuoi insomma per questi e/o per altri motivi certo è che Libera s’è fatta assolutamente tacita. E con lei molti altri che frequentano lo stesso circolo ideologico. Al che viene da pensare che in fondo le Sardine non sono poi così male: per quante banalità dicano, infatti, sono talmente inconsapevoli di quanto accade attorno a loro che non possono di certo essere tacciate di ipocrisia.