Un’altra estate infernale nelle carceri italiane. Un’ennesima violazione delle regole minime da rispettare nei confronti di persone affidate allo Stato, che dovrebbe farsi carico del loro recupero. Al sovraffollamento, alle carenze igienico-sanitarie, al calore insopportabile, contro il quale non esistono rimedi, perché gli spazi sono angusti e l’aria che circola è minima, quest’anno si è aggiunta la solitudine dovuta al Covid-19, con l’eliminazione e successiva drastica riduzione dei colloqui con i familiari e delle già minime attività educative. Una costante violazione di norme e principi costituzionali, che interessa l’intera nazione e che, in Campania, vede il 37% delle stanze dei detenuti privo dei servizi igienici essenziali; il carcere di Santa Maria Capua Vetere, costruito nel 1996, dopo 24 anni, ancora senza rete idrica; il padiglione Roma di Poggioreale, dove convivono 14 detenuti e un solo finestrino.

Quanto alla funzione “rieducativa” della pena, la stessa, in epoca pre-Covid, era affidata a un educatore ogni 100 detenuti, percentuale che può far comprendere cosa è accaduto in questi anni, nei mesi scorsi e con il caldo di questi giorni. Abbandonati e ammassati nelle loro stanze – “stanze” di pernottamento e non celle sarebbe bene ricordarlo sempre, perché luogo del riposo, mentre il resto della giornata dovrebbe vederli all’esterno impegnati – i detenuti affrontano quest’ulteriore ingiusta sofferenza a cui vengono sottomessi: l’insopportabile e invincibile afa, non prevista dal codice penale né come pena principale né accessoria. Se ne rese conto l’anno scorso, nella simbolica visita del 15 agosto a Poggioreale, un politico locale che “scoprì” che le stanze di pernottamento erano prive di aria condizionata e di ventilatori e, evidentemente impietosito dallo spettacolo disumano che era davanti ai suoi occhi, si impegnò personalmente per far donare all’istituto un cospicuo numero di ventilatori. Non è mai troppo tardi e quel gesto fu molto apprezzato da quei detenuti – pochi – che videro la brezza meccanica rinfrescare i loro corpi. Gli altri, giustamente indispettiti dalla disparità di trattamento, non compresero la nobiltà del gesto e patirono un’ulteriore vessazione.

Alla vigilia dell’appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale, le carceri della Campania stanno vivendo uno dei momenti più drammatici dal punto di vista sanitario e non solo. Aumentati i detenuti con sindromi di ansia e depressione, con malattie cardiovascolari, con disturbi gastroenterologici, con infezioni. Ridotto drasticamente il personale. Situazione che ha fatto accrescere il numero dei decessi e dei suicidi. Dinanzi a questa tragedia la politica è, come sempre, assente e ignora l’importanza che avrebbe l’impegno per un carcere finalmente “diverso” e strutturato così come previsto dalla Costituzione e dall’Ordinamento penitenziario. Sarebbe davvero civile che, nel dibattito pre-elettorale, si affrontassero anche i temi dell’esecuzione penale e della detenzione e i candidati – almeno quelli degli schieramenti che dovrebbero avere nel loro dna la tutela dei diritti dei più deboli – facessero comprendere che quei principi scolpiti nella nostra Carta sono non solo inviolabili, ma funzionali alla crescita del Paese. Un individuo condannato o in custodia cautelare, a cui non viene data la possibilità di scontare la pena ovvero la misura inflitta con la dignità che gli spetta, sarà, nella maggior parte dei casi, irrecuperabile. Avrà sempre un senso di astio verso lo Stato, che vedrà come nemico, e non avrà gli strumenti per modificare la sua condotta.

Un Paese, invece, ligio alle regole che si è dato e rispettoso nei confronti di tutti i suoi cittadini, ivi compresi quelli colpevoli o ritenuti colpevoli di atti illeciti, saprà costruire un futuro migliore per tutti, perché insegnerà che la “persona” è sacra, sempre e per sempre. Auguriamoci, dunque, che i candidati, oltre a stampare enormi manifesti con volti non sempre rassicuranti, oltre a partecipare a cene e banchetti “in maschera” anti-Covid, oltre a infoltire il numero dei loro elettori a qualunque costo, a volte sacrificando proprio quella dignità a noi cara, oltre a promettere segreti e indicibili accordi, possano dedicarsi anche a un programma elettorale in cui trovi spazio il tema sempre sottovalutato della illegalità degli istituti di pena. La Regione può fare molto per il carcere, in materia di sanità, di lavoro, delle stesse condizioni di vivibilità all’interno degli istituti. Ridiamo almeno decenza alla detenzione e rispettiamo le persone, anche quelle in carcere, perché questo ci è stato insegnato. Non è della carità di un ventilatore che vi è bisogno né di visite per conoscere quello che tutti sanno, ma di una seria politica lungimirante e colta. Da napoletano sarei orgoglioso che la mia Regione mettesse nel suo programma di governo uno dei principi fondanti della nostra Costituzione.