Ci si alterna fra uno di dentro e uno di fuori. Ecco, per chi vuol sapere cosa sia la galera basta ascoltarli: fuori ci si dimentica al pomeriggio di cosa si sia fatto la mattina, dentro, Antonio spacca il tempo fino al microsecondo: sa quante telefonate ha fatto in 26 anni, quante lettere ha ricevuto, quanti colloqui ha avuto, potrebbe elencare ogni suo capo d’abbigliamento dell’ultimo ventennio. Dentro, il nulla diventa essenziale, e l’essenziale è l’invisibile agli occhi del Piccolo Principe: l’affetto, il coraggio, la tenacia. La certezza di non essere il macero per la carta. Stefano Castellino è venuto da Palma di Montechiaro, dove è sindaco, per abbracciare gli ergastolani suoi compaesani. “Sono anche il vostro sindaco”, dice, celebrano insieme la memoria della vita spezzata di un grande e giovane magistrato, Rosario Livatino, e il fiato manca a chiunque si trovi nel teatro. Per un attimo sorge un sole meridionale che mette in fuga la pioggia, che inchioda ai muri il freddo. Un’onda calda avvolge tutti e Opera, la gatta di Opera che non si è persa nemmeno una delle parole pronunciate nel teatro, si accovaccia al centro del palco, smette di rincorrere i bicchieri che ha sottratto agli oratori e fissa gli occhi sui Palmesi.