Lascia o non lascia? Oppure Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, raddoppia? Chi conosce storicamente lei, Silvio Berlusconi e le dinamiche interne a Forza Italia, “partito monarchico e anarchico”, prevede che Mara potrebbe decidere di condurre fino alla fine la sua battaglia dentro il partito-movimento azzurro, dove è nata e cresciuta politicamente. Ma per i bene informati rispetto alla cronaca delle ultime ore non sarebbe più escluso che la ex ministro delle Pari Opportunità, autrice di leggi importanti come quella anti-stalking, record woman di voti alle ultime regionali in Campania, possa fare alla fine il passo finale e lasciarsi alle spalle la “casa del padre”. Verso dove? Si vedrà. Cronache e gossip, non confermati, la danno da settimane verso Matteo Renzi e Italia Viva, altri addirittura verso Matteo Salvini insieme con Giovanni Toti, in un nuovo partito dei “moderati” nel centrodestra. Cosa che però  nei dintorni di Arcore viene liquidata come “inverosimile” e “paradossale”, se non altro per le stesse logiche della politica. Che hanno visto sempre Carfagna in prima fila contro “il sovranismo” leghista. Una cosa però appare certa, quel suo tweet in cui ha praticamente detto di non riconoscere più Forza Italia come la sua casa dopo il voto con il quale in Senato tutto il centrodestra si è astenuto sulla commissione “contro l’odio”, voluta dalla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta della immane tragedia di Auschwitz, avrebbe fatto infuriare il Cav. Ha scritto Carfagna: «La mia Forza Italia, la mia casa non si sarebbe mai astenuta sull’antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori». Cosa che potrebbe suonare come un addio. E ieri il Cav in una dura e molto “amara” nota ha replicato dicendo «nessuno nel movimento si permetta», libertà di pensiero all’interno, ma se poi si vuole seguire «l’esempio di altri…». Non lo dice ma il seguito sembra suonare come: quella è la porta. Dopo aver ribadito che l’Olocausto è «il male assoluto» e l’impegno di sempre anche in Europa di lui e Fi a difesa di Israele, «di cui i miei  governi sono stati i principali amici», tanto è che «abbiamo votato una mozione in tal senso però bocciata dalla sinistra», lancia un ammonimento che suona rivolto anche e proprio a Carfagna. Eccolo: «Mi aspetto che nel Movimento che ho fondato nessuno si permetta di avanzare dei dubbi sul nostro impegno a fianco di Israele e del popolo ebraico, contro l’antisemitismo e ogni forma di razzismo». Berlusconi lo considererebbe «offensivo». E ancora afferma l’ex premier e leader azzurro: «Prese di posizione e distinguo posti in essere ai soli fini di alimentare sterili polemiche – soprattutto su un tema così delicato – favoriscono chi vorrebbe dipingerci come quello che non siamo e che ci fa addirittura orrore. Le discussioni, sempre legittime, si fanno all’interno e non a colpi d’agenzia: se qualcuno vuole invece seguire strade già percorse da altri, ne ha naturalmente la libertà, ma senza danneggiare ulteriormente Forza Italia sollevando dubbi sui nostri valori e sui nostri comportamenti». Il Cav sembra un fiume in piena: «Voglio affermarlo chiaramente ancora una volta, noi siamo nel nostro Paese gli unici convinti e orgogliosi continuatori, testimoni e garanti della tradizione liberale, democratica, cristiana e garantista della civiltà occidentale». Ma «da liberale» si dice contrario «all’eccesso di legislazione sui reati di opinione». Definisce «ambiguo» il provvedimento approvato anche perché «non ci sono riferimenti ai pericoli del radicalismo islamico».

Tornando alla storia “amara” con Carfagna, dentro Forza Italia molti ammettono: «Noi, francamente non ne capiamo più le mosse. Mara la rispettiamo molto, ma deve decidere a questo punto cosa fare». Anche perché lo scenario viene giudicato cambiato da quando Matteo Salvini ha riconosciuto a piazza S. Giovanni che lui del Cav, con Giorgia Meloni, non può fare a meno per tornare a vincere. Certo, Fi da partito principale è passata numericamente, stando alle ultime elezioni in Umbria, a terza forza della coalizione. E ora che Salvini ha fatto questa “svolta”, come fanno notare dentro Fi, «Toti da filoleghista, come in un gioco di ping pong, è costretto a fare il liberale. Paradossi della politica. Ma in Umbria neppure è riuscito a presentare la sua lista».
Ma a chi scrive tornano sempre in mente le parole di un ex top manager delle aziende del Cav. La mattina del sorpasso di Salvini, il 5 marzo 2018, telefonò ad Arcore, chiedendo se Berlusconi fosse molto incavolato. Gli risposero: «Di più, ma già gli sta passando». L’amico di una vita del “Dottore” disse alla cronista: «Si ricordi che il suo valore va ben oltre i numeri di Fi, è come le azioni per Cuccia: si pesano e non si contano». Concetto ribadito dopo la rivincita del Cav eletto al Parlamento europeo: «Lui è uno statista, l’unico con veri, grandi rapporti internazionali. Il centrodestra, anche a trazione leghista, mai potrà fare a meno di lui».