Modificato il decreto legge relativo alla trasparenza dei prezzi dei carburanti, approvato appena 48 ore fa. Dietrofront del governo Meloni dopo le polemiche delle scorse ore sull’aumento del costo della benzina e lo sciopero indetto dai gestori dei distributori il 25 e 26 gennaio.

Per il momento le accise non scendono ma la premier Giorgia Meloni, intervenuta nel corso dei tg nazionali (Rai 1 e Canale 5) si dice pronta a intervenire quando ci saranno maggiori incassi dall’Iva. La presidente del Consiglio oggi incontrerà la categoria: “Dirò loro che non c’è nessuna volontà di fare scaricabarile” assicura. Poi ribadisce: “Tutti i nostri interventi sono per calmierare l’inflazione“, assicurando che “quello che che lo Stato incassa in più di Iva verrà utilizzato per abbassare il prezzo”. Infine sottolinea che “occorre anche mettere la categoria al riparo da certe mistificazioni, perché quando si parla per settimana del prezzo della benzina a 2,5 euro quando il prezzo medio della benzina è 1,8 euro diciamo che non si aiuta”.

Nel decreto viene così inserita una norma del 2007 (già utilizzata dal governo Draghi) che consente di ridurre le accise se il prezzo supera almeno il 2% del valore indicato nel Def. Nello specifico, in caso di aumento del prezzo del greggio e quindi dell’Iva in un quadrimestre di riferimento, il maggiore introito incassato in termini di imposta dallo Stato potrà essere utilizzato per finanziare riduzioni del prezzo finale alla pompa.

BONUS 200 EURO – Nel Consiglio dei Ministri di ieri sera sono state approvate anche altre modifiche al decreto varato appena due giorni prima: prolungando il bonus di 200 euro per tutto il 2023. In un primo momento la proroga era stata prevista fino a fine marzo, poi estesa al 31 dicembre 2023. Il voucher per sostenere una spesa di carburanti è stato introdotto a marzo scorso, a seguito dell’aumento della quotazione delle materie prime energetiche che ha fatto impennare i prezzi di benzina e diesel per gli autotrasporti e le bollette di luce e gas, creando una vera e propria crisi energetica. Lo scopo è di aiutare i lavoratori, in particolare i pendolari, con un incentivo fornito su iniziativa delle aziende private e dei datori di lavoro. Sul bonus benzina non vengono pagate imposte, tasse e contributi e lo sconto è deducibile ai fini Irpef e Ires, senza concorrere alla formazione del reddito del dipendente.

DECIDE IL DATORE DI LAVORO – Non c’è bisogno di presentare alcuna domanda ma spetta all’azienda la valutazione: ovvero se offrire il bonus e su come selezionare la platea. Nel caso in cui il dipendente venga selezionato, riceverà l’incentivo in maniera automatica. Non esistono, inoltre, dei requisiti o dei limiti di reddito a cui è necessario aderire, proprio perché è compito e scelta del datore di lavoro individuare una platea di beneficiari. Per il bonus non è vincolante nemmeno il ruolo che ciascun lavoratore ricopre, quindi lo sconto è potenzialmente rivolto a tutti: lavoratori con contratto a tempo indeterminato, a termine, parti-time, di smart working, apprendisti, stagisti o lavoratori a progetto.

GUERRA IN MAGGIORANZA – Non mancano attacchi all’interno della maggioranza con Lega e Forza Italia che scalpitano.  Secondo quanto riporta La Stampa, “quello sulla benzina è il primo errore della signora Meloni”, ha detto Silvio Berlusconi, senatore e presidente di Forza Italia. Da Arcore – si legge ancora su la Stampa – si fanno diverse critiche alla gestione di questa prima piccola crisi. L’aumento così repentino dei prezzi poteva essere evitato, magari rendendolo più graduale di quanto è stato fatto o con una misura specifica nella manovra. “Un errore”, ripetono gli azzurri, che si sono scagliati contro chi, anche da Palazzo Chigi, aveva addossato la colpa degli aumenti a una fantomatica speculazione.

Immediata la replica di Fratelli d’Italia attraverso le parole del ministro Francesco Lollobrigida rilasciate a Il Foglio: “Siamo infuriati con Forza Italia: è vero, e lo potete scrivere”. “Il partito di Berlusconi – aggiunge – deve dirci come e se vuole stare in maggioranza” perché “non si può votare un provvedimento in Consiglio dei ministri e poi criticarlo sui giornali e sulle agenzie di stampa“.

Redazione