Il recente assalto a Capitol Hill ci ha insegnato, o quantomeno ricordato, che la libertà, ogni libertà, va difesa quotidianamente perché, come ogni conquista, è fragile e a rischio. La salute di una democrazia costituzionale di uno Stato si valuta sul grado di libertà e l’unità di misura è oggi più che mai la libertà di informazione. Ogni anno si stilano varie graduatorie internazionali e l’Italia occupa ormai stabilmente da tempo posizioni di retrovia in tema di libertà di stampa. Molteplici le ragioni, dalle minacce ai cronisti al bavaglio ai giornali. Ed è questo il terreno sul quale l’Ordine dei giornalisti si impegna quotidianamente: difesa della libertà di stampa e deontologia.
A questo proposito ha sorpreso, avendolo conosciuto e invitato più volte a corsi di aggiornamento professionale dei giornalisti della Campania, la posizione presa dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone. Da lui non ce lo saremmo aspettato anche perché un conto è difendere il lavoro dei propri magistrati, come avvenuto nell’inchiesta sulla “laurea facile” al calciatore Suarez, e un’altra è ridimensionare la libertà di informazione. L’ex presidente dell’Anticorruzione ha infatti chiesto al Consiglio superiore della magistratura di aprire una pratica a tutela dei pm nei riguardi del Riformista che ha denunciato alcuni aspetti della vicenda Palamara su cui indaga la Procura di Perugia.
Raffaele Cantone ha sempre avuto un buon rapporto con il mondo dell’informazione e si è spesso esercitato nel ruolo di opinionista. Sorprende perciò davvero che un’iniziativa di questo tipo arrivi proprio da lui. Perché questi atti complicano il lavoro dei cronisti e contribuiscono a far scivolare l’Italia nelle graduatorie sulla libertà di informazione. Noi giornalisti siamo ben consapevoli degli errori che commettiamo.
La nostra autocritica è costante, ma queste azioni della magistratura sono altra cosa. Complicano e ostacolano un lavoro che è al servizio dell’opinione pubblica e alla base di una democrazia.