Per un padre, l’accusa più infamante. Un orco. E la sua bambina la vittima. Con quell’ombra sul collo, nascondendosi dietro quella nebulosa mefitica che da un momento all’altro aveva travolto e oscurato oltre che la sua vita, la sua immagine di sportivo e calciatore famoso, Matteo Sereni ci ha convissuto per nove anni: un’eternità fatta d’angoscia e di privazioni affettive, in primis dei figli e scandita pure, nel frattempo, da una condanna del tribunale di Tempio Pausania. Naturalmente, carriera finita anzitempo: quando aveva ancora molto da dire. Sul campo e soprattutto come padre. E invece, mercoledì 4 dicembre al Tribunale di Torino, l’ex portiere del Toro, del Brescia e della Sampdoria Matteo Sereni è stato prosciolto dal gip Francesca Firrao da ogni accusa.

Un procedimento per abusi sessuali su minori innescato dalle accuse della ex moglie e dell’ex suocera che si conclude così, dopo che il processo era passato da Tempio Pausania a Sassari e infine rimandato a Torino per competenza territoriale. Il pm Giulia Marchetti aveva già chiesto l’archiviazione delle accuse per il calciatore che, secondo la ricostruzione di un altro pubblico ministero, aveva molestato la figlia di quattro anni.  Il giudice ha pienamente accolto la tesi dei legali della difesa Michele Galasso e Giacomo Francini secondo le quali «… i minori coinvolti sono stati reiteratamente interrogati con modalità potenzialmente suggestive di falsi ricordi dalla moglie separata Silvia Cantoro, dalla suocera Franceschina Mulargia nonché dai periti tecnici in ambito civile e penale…»

La “suggestione colposa negli incidenti probatori”
Il tribunale – riferiscono ancora gli avvocati Galasso e Francini – ha inoltre osservato che «… non v’è dubbio che in materia di minori il problema non sia tanto e solo la capacità di riferire ciò cui hanno assistito, ma proprio la formazione del ricordo, ben potendoci essere dei falsi ricordi determinati dal racconto dell’evento ricevuto nel tempo dagli adulti di riferimento, dalla qualità e aspettative di chi pone la domanda, dalla relazione che lega l’adulto al minore…».

All’origine della vicenda giudiziaria la separazione turbolenta
La rilevanza mediatica del protagonista, oltre alle reazioni che ci si poteva aspettare ad ampio raggio, danno l’occasione di focalizzare un problema molto più trasversale, che è come sempre quello della giustizia e dei suoi tempi e con essi delle possibilità, non solo economiche – anche psicologiche ovviamente -, che si hanno per reggere così a lungo alla gogna che viene a determinarsi. Per Sereni – che evidentemente ha potuto comunque difendersi – è stata la fine della carriera. Ma chi gli renderà più quel tempo dell’infanzia che non ha rubato lui a quell’altra innocente che è la figlioletta?

Sparire nell’attesa della Giustizia
«A quel punto non restava che sparire», persino le ultime apparizioni social di Sereni sono di poco precedenti l’inizio del suo procedimento giudiziario nel 2011, e dire che il calciatore grazie alla sua popolarità si era prestato in quel periodo a fare da testimonial diretto delle istanze problematiche di molti papà separati, le cui dinamiche di separazione – come la cronaca spesso evidenzia – prendono talvolta parabole imprevedibili e distruttive. In quelle settimane precedenti le accuse lui era uno di questi, di quei papà che denunciavano appunto il fatto di non poter vedere i figli a causa degli ostacoli che la separazione conflittuale comportava. Quasi un presagio su quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Secondo molti studi è altissimo il dato delle accuse per violenza e molestie, durante le separazioni conflittuali, che si dimostrano false e strumentali, talvolta frutto di ciniche se non raffinate strategie giudiziarie. Naturalmente tutto a scapito dei minori che vi si trovano giocoforza in mezzo. Senza contare inoltre che le denunce di falsi abusi sessuali, con tutto ciò che comportano (visite mediche intrusive, interrogatori) paradossalmente implicano altre, sebbene necessarie dal punto di vista investigativo, violenze.

Il procedimento della magistratura torinese ha però in merito rimarcato che almeno nel caso Sereni i minori coinvolti sono stati più volte interrogati con modalità inappropriate e suggestive, come dichiarato dagli stessi giudici nel corso dei vari dibattimenti. Ora la vita dell’ex campione – al netto di quello che gli è capitato – può continuare o meglio ricominciare, pensando finalmente al futuro; della vicenda giudiziaria e familiare non parla volentieri anche se ha fatto sapere che prima o poi racconterà la sua storia in un libro i cui incassi saranno devoluti alle associazioni che si occupano di aiutare le persone ingiustamente separate dalla normalità di una famiglia e soprattutto dai figli. I suoi ora ne hanno 14 e 18 anni.