Non credo che a me capiterà mai di dare una capocciata a qualcuno. Capocciata, a Roma, vuol dire un colpo con la testa sulla faccia altrui. Non mi è mai successo quando ero giovane è improbabile che mi capiti ora. Però da ieri c’è una domanda che mi frulla in testa: ma se dovesse capitarmi, come potrei fare per evitare che questa capocciata sia data con modalità mafiosa? Naturalmente mi riferisco al caso Spada. L’altra sera la Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di carcere a Roberto Spada, pregiudicato di Ostia, per la famosa testata sul volto del nostro giovane collega Daniele Piervincenzi che cercava di intervistarlo e che subì, mi pare, la frattura del naso. Spada era stato condannato già in primo e in secondo grado, sempre con questa aggravante della mafia.

Nel frattempo è stato condannato anche per altri reati, più gravi, si è beccato l’ergastolo e dunque questi sette anni non cambieranno molto la sua vita. Ma non è di questo che vorrei discutere, e nessuno vuole difendere i comportamenti di Roberto Spada, vorremmo solo che si riuscisse una volta per tutte a distinguere tra legge e propaganda. Non esiste nessuna persona al mondo che possa ragionevolmente ritenere che una capocciata possa essere mafiosa. Oltretutto abbiamo visto tutti quel video. Il giornalista col cameraman sull’uscio di casa Spada, i due che parlottano, poi Spada che all’improvviso, preso, sembra, da uno scatto d’ira, vibra la famosa testata, e poi insegue Piervincenzi e lo colpisce ancora con un bastone.

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Difficile sostenere che l’aggressione fosse premeditata. Come può essere mafioso uno scatto d’ira? E perché mai questa della mafiosità dovrebbe essere una aggravante di un delitto che comunque c’è, ed è grave? La Corte di Cassazione ha sostenuto che la prova della mafiosità – cioè dell’esibizione di un potere sul territorio – è dimostrato dal fatto che nessuno è intervenuto per difendere Piervincenzi. Ora dovete sapere che questo Roberto Spada è un cristone alto più di un metro e ottanta, novanta chili, muscolosissimo, pugile professionista: quanti di voi avrebbero deciso di frapporsi tra lui è Piervincenzi? Mi chiedo, possono essere considerate mafiose, ad esempio, le varie aggressioni, anche sessuali, esercitate a suo tempo da Michael Tyson, negli Stati Uniti?
Si può scherzare su questa sentenza. Oppure prenderla sul serio. E se la si prende sul serio bisogna prendere atto almeno di due cose. La prima è che sempre più spesso le sentenze rispondono a delle esigenze, per così dire, politiche.

Attorno a quella testata (anche perché fu rifilata a un giornalista) ci fu molto rumore e molta mobilitazione dell’opinione pubblica. L’opinione pubblica, e i giornali, e le Tv, pretendevano una condanna esemplare. E un comportamento esemplare della polizia e della magistratura. Succede molto spesso, forse tutti i giorni, in qualche città d’Italia che qualcuno, in genere in una lite di traffico, tiri un pugno in faccia o una testata. Viene, in genere, denunciato, non arrestato. Quel giorno invece era urgente arrestare Spada, perché giornali e opinione pubblica premevano. Per arrestarlo occorreva l’aggravante mafiosa. Così è nata questa idea balzana. È molto rischioso il comportamento giudiziario che viene determinato dalla pressione dell’opinione pubblica e dei giornali. Purtroppo, però, ormai, è molto diffuso. Anche – soprattutto – per colpa dei giornali. Non sono moltissimi i magistrati che riescono a resistere a queste pressioni. Per fortuna ci sono questi magistrati, ma sono una minoranza.

La seconda cosa di cui bisogna prendere atto è che ormai l’uso dell’aggettivo mafioso è diventato quasi un’abitudine. Tutto il processo sulla corruzione a Roma – Mondo di mezzo – si è fondato sull’ipotesi che la corruzione avvenisse sotto la direzione di una organizzazione mafiosa. Non era così, e infatti alla fine la Cassazione ha smontato il teorema. Però l’accusa di mafiosità aveva permesso un metodo di indagine molto repressivo che non sarebbe stato consentito in assenza di aggravante mafiosa, aveva permesso la segregazione di alcuni imputati al 41 bis e lunghe carcerazioni, e inviti pressanti al pentitismo. Tutto questo ha stravolto il normale funzionamento del diritto.

Ed è esattamente ciò che avviene sempre più frequentemente. Non solo in questo modo si riducono le garanzie per gli imputati. Ma si rischia di cancellare, o almeno di offuscare il concetto di mafia. Mi ricordo che Giovanni Falcone ci mise anni per spiegare che Cosa Nostra è Cosa nostra e non è una forma qualsiasi di criminalità. Affermare che qualunque attività criminosa che prevede una associazione sia mafia, equivale a sostenere che niente è mafia. Cioè a tornare alle teorie negazioniste degli anni Sessanta, quando gran parte della politica e dei giornali negavano l’esistenza della mafia, in Sicilia, e sostenevano che i delitti siciliani erano normali delitti della mala. Ecco, rovesciando tutto, oggi, si sta compiendo la stessa operazione. Immaginare che Spada e Riina abbiamo fatto più o meno lo stesso mestiere, credetemi, è un grande regalo a Cosa Nostra.