Oltre 800 arresti, più di 30 tonnellate di droga, circa 250 armi da fuoco sequestrate, oltre 48 milioni di dollari tra valute nazionali di vari Paesi e criptovalute. Sono i numeri, diffusi stamane, dall’Europol e dalla polizia australiana sull’operazione di polizia Ironside condotta attraverso un’app, ANoM, usata da diverse organizzazioni criminali per ordinare omicidi, spacciare stupefacenti, trafficare armi. Una delle operazioni “maggiori e più sofisticate di sempre”, come commentato dalla polizia neozelandese, che ha colpito cartelli sudamericani, triadi asiatiche, organizzazioni mediorientali ed europee che si scambiavano messaggi criptati attraverso l’applicazione.

Un’operazione enorme, che ha coinvolto i servizi di 15 Paesi – Australia, Austria, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Lituania, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Norvegia, Scozia, Svezia e Regno Unito – sull’input iniziale dell’FBI, l’agenzia della polizia federale degli Stati Uniti. A quanto ricostruito, è partito tutto nel 2018, quando un paio di agenti dell’FBI “davanti a un paio di birre” pensano di infiltrare il mondo della criminalità attraverso un’app crittografata. Questa la trovata che caratterizza tutta l’operazione: di solito le forze dell’ordine entrano – o almeno ci provano – in app già attive; mentre in questo caso l’FBI ha provato a gestire fin dall’inizio l’applicazione.

A diffonderla nel mondo criminale sarebbe stato il trafficante di droga e latitante Hakan Ayik, al quale era stata fornita da agenti sotto copertura. Il 42enne latitante a quel punto l’avrebbe raccomandata ad altri che avrebbero acquistato smartphone sul mercato nero sui quali era stata pre-installata l’app. Quest’ultima era infatti installata su dispositivi modificati e privi di altre funzionalità, scambiati sul mercato nero, che potevano comunicare solo con altri telefoni contenenti l’applicazione attraverso messaggi crittografati e registrare video. Niente telefonate, messaggi o mail. Oltre 11mila persone utilizzavano ANoM, 1.650 in Australia, con la metà delle attività concentrate nel Nuovo Galles del Sud.

“Un criminale doveva conoscere un altro criminale per ottenere questo materiale – ha spiegato la polizia australiana – I dispositivi sono circolati e la loro popolarità è cresciuta trai criminali, che avevano fiducia nella legittimità dell’applicazione perché le principali figure della criminalità organizzata ne garantivano l’integrità”. Le dichiarazioni del capo della polizia Australiana Reece Kershaw: “Questi influencer criminali hanno messo la polizia federale australiana nelle tasche di centinaia di sospetti trasgressori. Fondamentalmente, si sono ammanettati l’un l’altro abbracciando e fidandosi di ANoM e comunicando apertamente con esso, non sapendo che li stavamo ascoltando tutto il tempo“. L’app era utilizzata anche da “figure di alto profilo della criminalità” che non usavano nomi in codice o pseudonimi. Il monitoraggio, ha dichiarato la polizia australiana, ha permesso di scongiurare omicidi, intercettare grandi traffici di droga, scoprire laboratori clandestini, impedire riciclaggio di denaro. Colpiti anche membri di bande di motociclisti Comanchero e Lone Wolf.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.