Un ronzio continuo, una specie di fischio, un rumore costante che non ha una causa esterna e che insiste nelle orecchie. L’acufene è chiamato anche tinnito ed è un disturbo uditivo per il quale non esistono farmaci ma che non è classificato come una malattia. Diverse le cause che possono scatenarlo: dallo stress alla presenza di tappi di cerume, dall’esposizione al rumore ad allergie nasali, da infezioni o da danni neurologici, dal dolore cervicale causato da posture scorrete. La popolazione più colpita dall’acufene è di età compresa tra 45 e 75 anni. Il disturbo può interessare uno solo o entrambe le orecchie.

Ne esistono diverse tipologie. Quando si manifesta ad alto volume può essere difficile da controllare e arrivare ai limiti dell’invalidante per i soggetti interessati. C’è poi l’acufene pulsante – la percezione costante del proprio battito cardiaco nell’orecchio – e l’acufene notturno – che sembra aumentare di forza mentre i suoni e i rumori ambientali si riducono notevolmente nella seconda parte della giornata. Il primo dei due rientra nella categoria degli acufeni oggettivi, in quanto prodotti da una fonte sonora reale e in alcuni casi accertata. Il disturbo è spesso collegato a iperacusia, un aumento esponenziale della sensibilità uditiva dovuto all’alterazione del sistema di elaborazione dei suoni. In alcuni casi si può verificare come conseguenza di perdita dell’udito congenita.

Di solito l’acufene viene misurato in una scala da “lieve” a “catastrofico” in base alle conseguenze che può avere sulla vita quotidiana. Si ricorre spesso alla psicoterapia per curarlo. Secondo uno studio di Lancet Neurology si attesta in un range tra il 10% e il 15% della popolazione, con un’incidenza grave tra l’1 e il 2% dei soggetti. Alcuni studi dimostrano che l’acufene può essere amplificato se non proprio causato dal coronavirus.

CORONAVIRUS – Uno studio dell’Università Anglia Ruskin di Cambridge ha scoperto il legame tra il contagio e il disturbo. La ricerca è stata realizzata con il Dipartimento di Scienze della parola e dell’udito dell’Università Lamar, del Nottingham Biomedical Research Centre, dell’Ospedale Universitario di Anversa e del Karolinska Institute di Stoccolma. A coordinare la ricerca Eldre Beulkes. Coinvolti 3.103 partecipanti, tutti sofferenti di acufene, volontari da 48 Paesi diversi, la maggior parte da Stati Uniti ed Europa, hanno risposto a un questionario. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Public Health.

Il 40% dei volontari che hanno mostrato sintomi del covid ha dichiarato di aver subito peggioramenti sul proprio acufene. “Sebbene lo studio si sia concentrato su persone con acufene preesistente, un esiguo numero di partecipanti ha riferito che la loro condizione è stata inizialmente scatenata dallo sviluppo dei sintomi del covid”, si legge sul sito dell’Università. Gli autori dello studio spiegano che si tratterebbe quindi di un sintomo “Long covid”, ovvero: una sintomatologia a lungo termine. “Alcuni dei cambiamenti apportati dal covid-19 sembrano aver avuto un impatto negativo sulla vita delle persone con acufene e i partecipanti a questo studio hanno riferito che i sintomi del contagio sono peggiorati o, in alcuni casi, hanno persino provocato l’acufene e la perdita dell’udito. Questo aspetto dovrebbe essere attentamente esaminato dai servizi clinici e di supporto”, ha dichiarato la dottoressa Beulkes.

L’ALTRO STUDIO – Che il coronavirus sia in grado causare un deterioramento dell’udito era stato documentato anche dall’University di Manchester. Uno studio apparso sull’International Journal of Audiology ha riportato come diversi pazienti dimessi dagli ospedali dopo il ricovero a causa del coronavirus avessero lamentato problemi uditivi. La ricerca ha sottoposto un questionario a 121 persone, ricoverate al Wythenshawe Hospital, tra cui 16, il 13,2%, che hanno riferito di deterioramenti all’udito. Otto di queste hanno riscontrato acufene. Un altro studio che dimostra come il contagio possa avere conseguenze non solo sull’apparato respiratorio, come succede d’altronde con morbillo, parotite e meningite.