E’ tornata la destra che cavalca ogni possibile demagogia. Si potrebbe obiettare: e dove sta la novità? E invece no: se vogliamo essere empiricamente “controcorrente”, dobbiamo riconoscere che nel corso dell’ultimo anno le tre destre salviniana, meloniana e berlusconiana – hanno sì perseguito le loro politiche ma con toni tutto sommato adeguati ai tempi di pandemia e di guerra. E anche sul conflitto ucraino nessuno dei tre leader ha inseguito la parte più “motivata” del proprio elettorato, quella che magari non ama Putin ma ne ammira il modo sbrigativo di risolvere le questioni.

Il vento sta cambiando. Il “prezzo” economico delle sanzioni comincia a mordere e nei sondaggi, veri padroni della politica italiana, cresce la disaffezione verso un impegno a tutti i costi. Berlusconi e Salvini, freddamente, hanno deciso di far concorrenza a Meloni, provando a scavalcarla sul fronte ucraino: il Cavaliere lo ha fatto con una delle sue proverbiali piroette – dico-smentisco- ridico-ri-smentisco – e Salvini sostenendo che è ora di smetterla di mandare armi. Il capo della Lega ha aggiunto; l’Europa? Facciamo da soli. Una battuta che non fa piangere e neppure ridere. Fa paura.

Poi ha messo in campo una missione a Mosca che si è subito rivelata velleitaria. La concorrenza nel centrodestra rischia di trasformarsi in una corrida. Un rischio perché la tensione si trasmetterà sul governo, che è autorevole e decisionista, ma al tempo stesso non può prescindere dalla propria maggioranza. Per ora i leader delle destre di governo tirano la corda senza romperla. La conseguenza logica delle loro posizioni sarebbe una sola: disarmare gli ucraini. Si limitano a mandare messaggi agli elettori: noi saremmo per farla finita. Ma dopo un anno di corrida, abbiamo già capito cosa accadrà se dovesse toccare a loro di governare: ad essere infilzati dalle loro “banderillas” saremmo tutti noi.